novembre 29 2017 0Comment

Mitragliatrice Fiat-Revelli Mod. 1914

La mitragliatrice Fiat-Revelli Mod.1914 (o solo Fiat Mod. 14) fu in assoluto l’arma automatica più usata dal Regio Esercito italiano nella Prima guerra mondiale.

Il progetto di quest’arma risale al 1910 quando Abiel Bethel Revelli di Beaumont (1864 –1930) decise di modificare l’obsoleta mitragliatrice Perino Mod. 1908. Il prototipo venne presentato ad un bando indetto dal Regio Esercito, che però fu vinto dalla Maxim. Nel giugno 1913 lo Stato Maggiore dell’Esercito testò nuovamente l’arma ritenendola stavolta rispondente ai requisiti; tuttavia il buon risultato non si concretizzò in un ordine a causa dell’inconveniente di dover addestrare i mitraglieri su due modelli diversi.
A causa del ritardo nelle consegne delle 920 Maxim ordinate, nel novembre 1914 lo Stato Maggiore dell’esercito rivalutò per la terza volta la mitragliatrice Fiat che divenne l’arma standard della Grande Guerra, molto più diffusa delle Maxim.
L’arma venne prodotta in 37 500 pezzi dalla Società Metallurgica Bresciana e 10 000 dalla Fiat, fino a circa il 1920; la prima consegna avvenne il 10 maggio 1915. La Revelli venne distribuita sia alla cavalleria e fanteria, sia alle compagnie mitraglieri di battaglione e battaglioni mitraglieri. La Fiat produsse anche la versione Mod. 14 tipo Aviazione, che equipaggiò molti tipi di bombardiere.

Sul campo di battaglia, anche in condizioni climatiche ed operative estreme, la Revelli si rivelò robusta e la balistica adeguata. Ma aveva anche dei difetti. Oltre ad essere troppo pesante, a causa del sistema di raffreddamento ad acqua, il sistema di alimentazione, dotato di una pompetta per l’olio che lubrificava ogni colpo prima di essere sparato, spesso si inceppava; questo perché l’olio si univa con la polvere che, entrando nel meccanismo, lo faceva bloccare. La Revelli venne impiegata negli anni Venti e Trenta nella cosiddetta ‘riconquista della Libia’ (1922) e successivamente durante la guerra civile di Spagna (1936-39) e quella d’Etiopia (1935).

Veniamo ora alla tecnica.
La Fiat Revelli, nelle due varianti ‘rigata’ e ‘liscia’, era lunga poco più di 1 metro e mezzo, compreso l’affusto su treppiede. Da terra l’arma era alta 65 cm e pesava 38,5 Kg, possedeva una cadenza di tiro di 500 colpi/minuto con una gittata fino a un chilometro e mezzo. Le cassette portamunizioni contenevano 400 cartucce di calibro 6,5 mm.
L’arma funzionava con il principio già utilizzato dalla Vickers-Maxim, è cioè quello dell’’otturatore ad appoggio labile la cui apertura era ritardata dal breve rinculo della canna. Al momento dell’esplosione del colpo il bossolo sparato veniva spinto fuori dalla camera di sparo dalla forza dei gas; canna ed otturatore rinculavano insieme fino a quando, mentre la canna si arrestava, l’otturatore continuava la sua corsa espellendo il bossolo. Una volta che l’otturatore dissipava la sua energia, un sistema di bracci e molla lo rimetteva in avanti, inserendo una nuova cartuccia estratta.
L’otturatore, che rimaneva chiuso tra un colpo e l’altro, spesso si surriscaldava provocando il rischio di accensioni accidentali. Questo, oltre alla rottura dei bossoli con conseguente inceppamento dell’’arma, portò all’adozione di un apposito oliatore che lubrificasse le cartucce.

Il sistema di alimentazione della Revelli era costituito da un caricatore a cassetta da 10 scomparti con 5 cartucce ciascuno che scorreva sotto la parte inferiore del castello; quando uno scomparto si svuotava scattava un nottolino che provocava, sfruttando il rinculo della canna, lo scorrimento laterale del caricatore. Lo sparo avveniva poi mediante l’azione di un percussore lanciato. L’arma, inoltre, era provvista di un selettore di tiro, installato nell’impugnatura, che permetteva la selezione a tre posizioni: sicura, a tiro intermittente e a raffica libera. La canna, avvolta in un manicotto, veniva raffreddata ad acqua; due tubi, collegati ad un bidone con pompa azionata a mano permettevano la circolazione dell’’acqua durante il fuoco.

In generale la Fiat Revelli si dimostrò un arma poco affidabile, utilizzata largamente durante tutta la Prima guerra mondiale. La versione modificata, la Mod. 14/35 venne impiegata durante il secondo conflitto mondiale.

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