novembre 29 2017 0Comment

La tregua di Natale del 1914

Con questa espressione si intende una serie di ‘cessate il fuoco’ non ufficiali avvenuti in varie zone del fronte occidentale nei giorni attorno al Natale del 1914.

Già nella settimana precedente il Natale vennero intraprese diverse iniziative a favore della pace. Una Open Christmas Letter (“Lettera aperta di Natale”) fu pubblicamente sottoscritta da un gruppo di suffragette britanniche e indirizzata alle “donne di Germania e Austria” come messaggio di pace tra gli schieramenti opposti. All’inizio di dicembre anche il Papa, Benedetto XV, avanzò la proposta di sottoscrivere una tregua natalizia tra i governi in conflitto, chiedendo che «i cannoni possano tacere almeno nella notte in cui gli angeli cantano».
I primi segnali di questa fraternizzazione ebbero luogo durante la notte della vigilia, quando soldati tedeschi iniziarono a porre decorazioni natalizie nelle loro trincee nella zona di Ypres. Bruce Bairnsfather, noto umorista e cartoonist britannico, all’epoca capitano di un’unità di mitraglieri, descrisse così questo episodio: «i tedeschi presero a mettere candele sul bordo delle loro trincee e su alcuni alberi nelle vicinanze, iniziando poi a cantare alcune tipiche canzoni natalizie; dall’altro lato del fronte, i britannici risposero iniziando anche loro a cantare, e dopo poco tempo soldati dell’uno e dell’altro schieramento presero ad attraversare la terra di nessuno per scambiare con la controparte piccoli doni come cibo, tabacco, alcolici e souvenir quali bottoni delle divise e berretti». In alcuni casi, questi episodi di umanità e solidarietà proseguirono anche la mattina di Natale; il livello di fraternizzazione quel giorno fu tale che, oltre scambiarsi doni e scattare foto ricordo, vennero organizzate improvvisate partite di calcio tra i militari tedeschi e quelli britannici (grazie al terreno gelato). Ma la tregua natalizia fornì l’occasione per recuperare i caduti e dar loro una degna sepoltura; in questa fase furono organizzate funzioni religiose comuni per tutti i caduti.
Sempre Bruce Bairnsfather, riferendosi al giorno di Natale, scrisse: «Non dimenticherò quello strano e unico giorno di Natale per niente al mondo… Notai un ufficiale tedesco, una specie di tenente credo, ed essendo io un po’ collezionista gli dissi che avevo perso la testa per alcuni dei suoi bottoni [della divisa]… Presi la mia tronchesina e, con pochi abili colpi, tagliai un paio dei suoi bottoni e me li misi in tasca. Poi gli diedi due dei miei bottoni in cambio…».
Nei settori del fronte interessati dalla tregua l’artiglieria rimase muta e non si verificarono combattimenti per tutto il periodo natalizio; in diverse zone del fronte vennero negoziate tregue temporanee allo scopo di seppellire i caduti mentre in altre parti del fronte la tregua si prolungò fino alla notte di Capodanno.

Gli eventi della tregua di Natale, giudicati negativamente dagli alti comandi e severamente proibiti per il futuro, non vennero riportati dai media per giorni; una sorta di ‘autocensura’ rotta il 31 dicembre 1914 dallo statunitense The New York Times. I giornali britannici, nei primi giorni di gennaio del 1915, riportarono numerosi resoconti degli stessi soldati, presi dalle lettere inviate alle famiglie; a partire dall’8 gennaio iniziarono ad essere pubblicate le prime fotografie degli eventi, in particolare dai quotidiani Daily Mirror e Daily Sketch, fortemente a favore dell’evento così come il Times che approvava la “mancanza di cattiveria” diffusa tra entrambe le parti. In Germania, invece, molti giornali espressero critiche nei confronti dei soldati partecipanti alla tregua, e nessuna immagine dell’evento fu pubblicata. In Francia, poi, la forte censura assicurò che l’unico resoconto degli eventi venisse solo dai racconti dei soldati al fronte o da quelli feriti negli ospedali.

Episodi di tregue spontanee, come quella del Natale 1914, non furono durante il conflitto né rari, né limitati al solo periodo natalizio. In molte zone si instaurò un rapporto basato sul “vivi e lascia vivere”; opposte fazioni schierate a stretto contatto spesso limitarono gli atteggiamenti bellicosi permettendo atti di fraternizzazione, come lo scambio di sigarette, o a volte il recupero di morti e feriti dal campo di battaglia.

Quello del Natale del 1914 rappresentò l’episodio forse più significativo di tutta la Prima guerra mondiale, soprattutto per l’alto grado di partecipazione e fraternizzazione che si sviluppò tra soldati.

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