novembre 29 2017 0Comment

La Terza battaglia dell’Isonzo

La Terza battaglia dell’Isonzo si combatté dal 18 ottobre al 4 novembre del 1915, tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico. Teatro di questo scontro tragico, che provocò migliaia di morti, fu il Monte San Michele.

Le prima e la seconda battaglia dell’Isonzo non avevano portato ai risultati sperati e avevano fatto emergere tutta l’impreparazione dell’esercito italiano ad una guerra di posizione (fatta di trincee) e di non breve durata. Le ottimistiche previsioni di fine primavera dopo pochi mesi furono sostituite dalla preoccupazione e frustrazione per non aver raggiunto praticamente nessun obiettivo.
Il capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano, Luigi Cadorna, la quale comprese che l’artiglieria poteva giocare un ruolo decisamente fondamentale, decise di cambiare la sua tattica abbandonando momentaneamente la spinta verso Trieste e scegliendo di puntare verso Gorizia, un obiettivo tutto sommato alla portata dell’esercito italiano: se infatti l’avanzata fosse proseguita a nord in direzione Tolmino e a sud sul Monte San Michele, Gorizia sarebbe stata circondata e le truppe ungheresi e dalmate, che si trovavano in città, avrebbero potuto solo arrendersi.
Il 18 ottobre 1915, alle ore 12:00, l’artiglieria italiana, con più di 1300 cannoni, iniziò a bombardare le linee austro-ungariche su un fronte di 50 km, dalle Prealpi Giulie a Monfacone, mentre l’aviazione italiana faceva da osservatore sorvolando le linee nemiche con i trimotori Caproni.
Le brigate Re e Pistoia attaccarono ben presto il nemico nella zona di Podgora ma i contrattacchi austriaci, con la quale rioccuparono quasi subito le posizioni perse, e il clima sfavorevole impedirono agli italiani di conseguire gli obiettivi prefissati; in questa situazione gli unici ripari per i soldati italiani, dal momento che il territorio non era adatto per scavare, furono i corpi dei compagni morti. La 4ª Divisione italiana tentò invano di conquistare il Monte Sabotino, mentre la brigata Lombardia ottenne dei risultati presso Oslavia, venendo però respinti dal paese da un contrattacco il giorno successivo. Parziali successi degli italiani si ebbero  sul Monte Sei Busi, a Selz e a Monfalcone. Le trincee austro-ungariche del Monte San Michele vennero ripetutamente conquistate e perdute da violenti contrattacchi nemici mentre gli italiani ebbero modesti risultati sulle teste di ponte di Plava e Tolmino.

La sconfitta subita dagli italiani in questa battaglia va ricercata nella tattica di Cadorna la quale si rivelò poco incisiva. Egli infatti distribuì le proprie forze in modo completamente uniforme lungo tutto il fronte, decidendo di attaccare su piccoli fronti. Ciò permise agli austro-ungarici di approfittare della situazione concentrando la loro potenza di fuoco sul nemico, che avanzava su direttrici più strette. Il risultato fu che il numero di caduti italiani, in questa battaglia, fu elevato, assumendo i caratteri di una tragedia: in dieci giorni di scontro le perdite furono di 67 mila uomini mentre alcune brigate furono praticamente annientate.

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