gennaio 23 2018 0Comment

La Sesta battaglia dell’Isonzo

La Sesta battaglia dell’Isonzo, chiamata anche “battaglia di Gorizia”, fu combattuta dal 4 al 17 agosto 1916 tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico. Fu il primo vero successo italiano nella Prima guerra mondiale.

Dopo l’attacco austriaco coi gas, avvenuto sul Monte San Michele il 29 giugno, le operazioni sul fronte della Terza armata subirono un rallentamento per permettere la riorganizzazione dei vari reparti e l’attuazione di quelle misure necessarie a scongiurare altri attacchi con armi chimiche. Fino alla fine di luglio, comunque, non si ebbero importanti azioni; vennero mantenute tutte le posizioni e, inoltre, potenziate le scorte di materiale e munizioni in vista dell’azione per la conquista di Gorizia.
La minuziosa preparazione dell’attacco per la conquista di Gorizia, e la sua imprevedibilità, colsero di sorpresa l’esercito austro-ungarico il quale, dopo le perdite subite durante la Battaglia degli Altipiani, non si aspettava la ripresa dei combattimenti da parte del Regio Esercito. Cadorna, inaspettatamente e in gran segreto, decise di riprendere l’azione sul Carso per cercare di conquistare Gorizia, fondamentale per ottenere l’apertura di una via verso Trieste e Lubiana. Progettò così il piano della nuova offensiva con il Duca d’Aosta Emanuele Filiberto che prevedeva un fitto bombardamento tra il Monte Calvario e il Monte San Michele; al fitto bombardamento avrebbe fatto seguito un’azione per assicurarsi alcune postazioni sicure sulla riva sinistra del fiume Isonzo.

All’alba del 6 agosto del 1916 il Duca d’Aosta dispose i quattro corpi d’armata per un totale di 18 divisioni composte da 201 battaglioni, 1176 pezzi d’artiglieria e 774 bombarde a cui bisogna aggiungere gli ulteriori rifornimenti provenienti dal fronte trentino. La Sesta Battaglia dell’Isonzo iniziò così con il fuoco preparatorio di artiglieria degli italiani che si rivelò da subito efficace tanto che Borojevic tentò inutilmente di richiedere dei rinforzi.
L’offensiva italiana prevedeva un attacco su tre direzioni: Podgora, Oslavia e Sabotino. A nord, sul monte Sabotino una colonna comandata dal colonnello Pietro Badoglio riuscì, anche grazie al supporto dell’artiglieria pesante, a conquistare la vetta, a superarla e a scendere sulla sponda destra del fiume Isonzo. Quasi contemporaneamente, nel settore di competenza dell’’XI Armata italiana, era iniziato anche l’attacco al Monte San Michele. Le brigate Catanzaro, Brescia e Ferrara riuscirono in poco tempo a raggiungere la vetta e a conquistarla mentre gli austro-ungarici dovettero ritirarsi in attesa del contrattacco notturno che però fallirà per mancanza di soldati austriaci di riserva.
Sul basso Sabotino, invece, gli austro-ungarici resistettero agli attacchi di un’altra colonna italiana, comandata dal generale Gagliani il quale, ferito, dovette cedere il comando al generale De Bono; la quota 188 e la sommità del vicino monte Podgora rimasero in mano austriaca. Proprio quel giorno, nei dintorni di Monfalcone, moriva Enrico Toti, il bersagliere-ciclista senza una gamba famoso per aver scagliato contro il nemico la propria gruccia. Il mattino del giorno dopo le truppe italiane conquistarono la sommità del Podgora, Oslavia, il Dosso del Bosniaco e le trincee poste alle pendici a sud del Sabotino.

Con la conquista del Sabotino a nord-est e del San Michele a sud-ovest, la forte linea difensiva austro-ungarica, nei dintorni di Gorizia, crollò. La pressione italiana sull’Isonzo risultò insostenibile per gli austriaci il quale la sera dell’8 agosto iniziarono la ritirata su nuove posizioni arretrate. Nella notte tra l’8 e il 9 agosto la VI e l’VIII Armata guidata dal tenente generale Capello passarono l’Isonzo a Salcano mentre i fanti del 28º “Pavia” premevano verso la stazione ferroviaria della città. Il sottotenente Aurelio Baruzzi, issata la bandiera italiana nei pressi della stazione, decretò la conquista di Gorizia. I contrattacchi, nei giorni seguenti, non cambiarono le sorti della battaglia e il comando supremo italiano, esaltato dalla vittoria ottenuta, ordinò di continuare l’attacco per raggiungere anche la seconda linea difensiva alle spalle della città, provocando la ritirata austriaca più a est e l’abbandono di postazioni importanti nel Carso occidentale, come il Monte Sei Busi, la zona di Doberdò del Lago e il monte Cosich a nord di Monfalcone. Il 17 agosto, tra grandi celebrazioni per la conquista di Gorizia, le operazioni militari vennero sospese definitivamente.

La Sesta Battaglia dell’Isonzo ebbe conseguenze importanti per l’andamento dei fatti sul fronte italiano, almeno fino alla ritirata di Caporetto l’anno seguente. Per gli italiani la conquista di Gorizia significò un orgoglio enorme, soprattutto perché la presa della città avrebbe così aperto la strada alla conquista della ben più importante Trieste che avverrà solo con la firma dell’armistizio di Villa Giusti, il 3 novembre 1918. Le perdite in questa battaglia furono tante. Gli italiani persero 51.232 uomini, di cui 1.759 ufficiali, mentre gli austro-ungarici ebbero fuori combattimento 41.835 uomini, di cui 807 ufficiali.

marco

Scrivi un commento o una risposta