novembre 29 2017 0Comment

La seconda battaglia dell’Isonzo

La Seconda battaglia dell’Isonzo, o battaglia di San Michele (chiamata così in quanto gli scontri si ebbero sul Monte San Michele), venne combattuta tra gli eserciti italiano e austriaco dal 18 luglio al 3 agosto 1915.

Il 18 luglio i soldati della III Armata italiana attaccarono nuovamente le linee austriache nelle località Bosco Cappuccio, Bosco Lancia e Bosco Triangolare. L’esercito austro-ungarico, più esperto nella guerra di posizione, non si fece cogliere impreparato e resiste agli attacchi italiani. Il 25 luglio la Brigata Sassari ebbe il suo battesimo di fuoco e insieme alla 22ª Divisione contribuì ad espugnare diversi trinceramenti, facendo prigionieri 600 austriaci.
All’indomani del 26 luglio, l’armata di von Bojna, composta dalle migliori truppe di prima linea che l’Austria poteva allora disporre, lanciò un grande contrattacco investendo in pieno il 151º Reggimento e l’ala sinistra di un’altra brigata, trovandosi in breve tempo in difficoltà e con l’Isonzo alle spalle. La reazione fu immediata e dopo otto ore di aspri combattimenti, i fanti italiani riuscirono a respingere gli avversari e a consolidare i trinceramenti strappati.
Il giorno del 29 luglio i combattimenti ripresero.
Gli austriaci cercarono di incendiare il bosco, ma non riuscirono nell’intento in quanto i fanti della Brigata Sassari, dopo essere usciti dai trinceramenti precedentemente conquistati, avanzarono sino alla seconda linea di difesa avversaria composta da un labirinto di trincee, tra le quali una più consistente (il Trincerone) che provarono ad espugnare, invano.
Il 4 di agosto il comandante del III Battaglione del 151°, il maggiore Francesco Cuoco, dopo aver studiato nei particolari un ardito piano, mosse l’attacco a quella principale trincea. Gli austriaci cercarono di sbarrare la strada agli assalitori con l’artiglieria; all’approssimarsi del Trincerone i fanti furono decimati dalle mitragliatrici e poi dalle mine, ma i rincalzi che sopraggiunsero riuscirono a penetrare nelle difese avversarie e conquistarle alla baionetta. A nulla valsero i ripetuti contrattacchi austriaci del 7 agosto, del 9 e poi dell’11 agosto. Le posizioni conquistate a Bosco Cappuccio vennero saldamente mantenute e gli avversari rimandati indietro.
Il 21 agosto la Brigata Sassari si spostò a Bosco Lancia e Bosco Triangolare. Tuttavia le perdite subite durante gli assalti precedenti furono molto pesanti e così venne studiato un piano, affidato per l’esecuzione a due battaglioni di volontari, uno per ciascun reggimento. Per il 152° il comando fu affidato al tenete Salvatore Taras mentre per quello del 151° al sottotenente Graziani. Superando lo sbarramento di fuoco delle mitragliatrici e dei cannoni i fanti riuscirono a raggiungere le trincee e assaltarle alla baionetta, espugnandole; all’accorrere dei rinforzi nemici, seguirono i rincalzi della Brigata Sassari, guidati dai loro comandanti, che riuscirono a tenere saldamente le posizioni conquistate. A nulla valsero i ripetuti sforzi di contrattacco austriaco.
A battaglia conclusa il Regio esercito manteneva saldamente i trinceramenti di Bosco Cappuccio, Bosco Lancia e Bosco Triangolare.
Successi arrivarono anche sul fronte del Monte Sei Busi ma bene presto ebbe iniziò il lungo e cruento scontro per il Monte San Michele. Il 20 luglio il monte venne occupato dagli italiani per essere successivamente ripreso da un contrattacco austriaco il giorno seguente. Il 26 luglio gli eventi si ripeterono. Sul fronte della II Armata si ebbero alcuni anche se non rilevanti progressi con i fanti italiani che riuscirono a conquistare il Monte Rosso e il Monte Nero. Le brigate Casale e Pavia soffrirono molto durante gli scontri ma riuscirono a tenere occupati gli austriaci mentre la III Armata tentava di conquistare il Monte San Michele.
Ancora una volta il Comando Supremo italiano insistette con attacchi frontali non coordinati con l’artiglieria e il risultato finale fu un numero molto alto di perdite italiane in rapporto al terreno guadagnato. Dal canto loro gli difendevano il territorio da posizioni rafforzate e sempre attrezzate a respingere gli attacchi; attraverso le mitragliaci Schwarzlose, sistemate in posizioni di primo piano durante gli assalti, falciarono la fanteria italiana.
Oltre alle mitragliatrici nemiche, anche i reticolati ed i cavalli di Frisia impedirono facilmente agli italiani di crearsi dei varchi tra i reticolati nemici. Il Comando Supremo italiano si rese così conto che c’era ancora molto da fare per rendere fluida l’avanzata italiana e così la battaglia venne sospesa il 3 agosto, dato che le munizioni per l’artiglieria cominciavano a scarseggiare: nei due mesi e mezzo di stallo, gli italiani riuscirono a trasferire gran parte delle artiglierie disponibili lungo il fronte dell’Isonzo.
La seconda battaglia dell’Isonzo fu per l’esercito italiano il primo bagno di sangue su larga scala: rispetto alla Prima battaglia in cui vennero messi fuori combattimento circa 15 mila uomini (3.500 morti e 11.500 feriti), questa provocò il triplo delle perdite.

Lo scontro tra italiani e austriaci riprese il 18 ottobre con la terza battaglia dell’Isonzo.

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