dicembre 04 2017 2Comments

La Quarta battaglia dell’Isonzo

La Quarta battaglia dell’Isonzo venne combattuta tra il 10 novembre e il 5 dicembre 1915 tra gli eserciti italiano e austro-ungarico. Durò poco di più delle tre battaglie precedenti e per molti versi può considerarsi la continuazione dell’offensiva precedente. Gran parte dei combattimenti in questa battaglia si concentrarono sulla direttrice per Gorizia e sul Carso. Obiettivo dell’’offensiva italiana era di conquistare Podgora, Oslavia, il Monte Sei Busi e il Monte San Michele, rinunciando al Monte Sabotino definito “imprendibile”.

Dopo le tremende perdite subite nella Terza Battaglia dell’Isonzo, la situazione all’interno dell’esercito divenne sempre più pesante; i soldati erano stanchi e demoralizzati dai continui assalti fallimentari; inoltre una forma di gastroenterite, che presentava i caratteri del colera, iniziò a diffondersi riducendo il numero di uomini. A questo va aggiunto le condizioni in trincea: con l’inverno alle porte le temperature si fecero particolarmente rigide mentre a causa delle piogge abbondanti il terreno fangoso e viscido rendeva i movimenti molto difficoltosi. Il rancio era scarso e freddo, le mani e i piedi erano spesso immobilizzati e gonfi dal gelo e le uniformi sempre bagnate, quando si asciugavano diventavano rigide come il legno.

Dopo sei giorni di relativa calma, a seguito della terza Battaglia dell’Isonzo, l’11 novembre 1915 venne ordinata la ripresa degli assalti dando così inizio alla Quarta Battaglia dell’Isonzo.
Le truppe del generale Cadorna conquistarono quota 111 del Monte Sei Busi, ma non riuscirono ad andare oltre. Sul Monte San Michele, invece, gli italiani ottennero quota 3 e quota 4. L’unico piccolo avanzamento avvenne con la conquista di Oslavia, ormai ridotta ad un cumulo di macerie. In questi scontri la Brigata Sassari ebbe modo di dimostrare nuovamente il suo coraggio e la sua determinazione, conquistando diverse trincee nemiche e respingendo i contrattacchi nemici.
Il 17 novembre, dopo aver avvisato i cittadini lanciando volantini sulla città, venne dato ordine ai soldati italiani di bombardare Gorizia, considerata un centro strategico per i rifornimenti austro-ungarici. Per tre ore e mezza le bocche di fuoco italiane colpirono la “Nizza Austriaca” la quale venne distrutta quasi completamente.
Era la prima volta che veniva distrutta con un bombardamento una città abitata. Quest’azione, ciononostante, non portò alcun vantaggio a livello tattico-strategico. Lungo il fronte di Tolmino gli attacchi italiani si concentrarono sulla linea Slemo-Vodil, soprattutto sul Merzli, ma la tenace difesa austro-ungarica privò gli italiani del successo tanto sperato.
Nei primi giorni di dicembre gli attacchi diminuirono. Visti gli inutili e infruttuosi tentativi e le numerose perdite umane, il 5 dicembre si decise di terminare la battaglia: l’esercito italiano, dopo una serie di durissimi e logoranti scontri, non aveva ottenuto alcun vantaggio territoriale.
Il 1915 si chiuse senza risultati ad esclusione dell’avanzata dei primi giorni di guerra. Il malumore già ampiamente diffuso nelle trincee iniziò a serpeggiare anche tra l’opinione pubblica che con vigore in maggio aveva sostenuto l’entrata dell’Italia in guerra.

Le perdite al termine della battaglia furono di 48.967 uomini per gli italiani (di cui 15.011 tra morti e dispersi e 33.956 feriti) mentre gli austriaci persero 25.191 uomini, di cui 3.695 morti, 5.052 dispersi e 16.444 feriti.

marco

2 comments

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