novembre 29 2017 0Comment

La prima battaglia dell’Isonzo

La Prima battaglia dell’Isonzo, combattuta dal 23 giugno fino al 7 luglio del 1915, vide gli Italiani in netta superiorità numerica rispetto al nemico; le forze italiane infatti ammontavano a 250.000 uomini contro poco più di 100.000 austroungarici. Notevoli furono soprattutto le perdite da entrambi gli schieramenti: ben 14.917 italiani tra morti feriti e dispersi e 10.400 austroungarici. In questa battaglia, oltre alla potenza dell’’artiglieria, gli austroungarici avevano un ulteriore vantaggio, ossia le fortezze naturali offerte dalla conformazione del territorio, che conoscevano molto bene, mentre gli italiani, alla loro prima esperienza di combattimento, erano dislocati su una zona che si estendeva dalle montagne fino al mare.

Dopo aver fatto schierare l’artiglieria, il 23 giugno 1915 il Generale Cadorna lanciò la prima grande offensiva sul fronte dell’Isonzo, fotocopiando di fatto tutti gli errori già commessi l’anno prima nei sul fronte occidentale. Gli obiettivi erano diversi: la 2ª e la 4ª Armata avrebbe dovuto, da una parte occupare Tolmino aggirando il nemico dal Monte Nero, e dall’altra raggiungere il paesino di Plava e rafforzare le proprie posizioni a nord di Gorizia; la 3ª Armata avrebbe, invece, dovuto avanzare tra Sagrado e Monfalcone. L’attacco frontale al grido di «Avanti Savoia!» non diede i suoi frutti dal punto di vista strategico e le perdite furono subito rilevanti. La causa di questo sta nel fatto che l’artiglieria e truppe non erano ancora ben amalgamati tra loro nello svolgimento dei compiti e nel coordinamento delle azioni e questo fece in modo che gli assalti si infransero contro i reticolati delle trincee austro-ungariche.

La prima azione venne intrapresa nella zona di Plava ma l’inadeguatezza della potenza di fuoco italiana contro quella austriaca era palese; la stessa sorte avvenne più a nord sul Monte Mzli dove a partire dal 1° luglio le truppe italiane cercarono di allontanare i soldati asburgici senza alcun risultato. Alle difficoltà logistiche si aggiunse anche la forte pioggia che aveva trasformato le colline in lunghe distese di fango.
L’unico settore in cui gli italiani ottennero qualche risultato fu nella zona di Sagrado dove il cannoneggiamento italiano iniziato il 23 giugno costrinse gli austroungarici ad arretrare fino alla linea nord del Monte Sei Busi e del Monte San Michele. Diversamente nel settore meridionale di Monfalcone gli attacchi sul Monte Cosich procurarono gravi perdite. Dopo un incontro avvenuto il 2 luglio a Cervignano tra Luigi Cadorna e il comandante della 3a Armata Emanuele Filiberto, Duca d’Aosta, furono inviati alcuni rinforzi che però non ottennero l’effetto desiderato. Nei giorni seguenti gli scontri scemarono ed il 7 luglio la battaglia si dichiarò conclusa senza nessun risultato significativo.

Questa prima battaglia si rivelò essere un conflitto ‘di logoramento’ i cui effetti non risultano visibili né nello spazio né nel campo strategico, ma in maniera profonda nel campo organico, morale ed economico. La superiorità numerica italiana si rivelò essere un fattore svantaggioso, dato che una densità maggiore dello schieramento fu spesso causa di perdite superiori. La battaglia portò solamente numerose perdite da entrambe le parti senza che nessuno dei due contendenti ottenesse guadagni rilevanti. Gli scontri, che non portarono a nulla di definitivo, sfoceranno poi nella seconda battaglia dell’Isonzo.

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