gennaio 09 2018 0Comment

La Campagna di Gallipoli

Quella conosciuta come campagna di Gallipoli, è anche chiamata “battaglia di Gallipoli”, “campagna dei Dardanelli” o “battaglia di Çanakkale” (dal turco Çanakkale Savaşı). Fu una campagna militare intrapresa dagli Alleati nella penisola di Gallipoli durante la Prima guerra mondiale allo scopo di facilitare alla Royal Navy e alla Marine Nationale il forzamento dello stretto dei Dardanelli al fine di occupare Costantinopoli, costringere l’Impero ottomano a uscire dal conflitto e ristabilire le comunicazioni con l’Impero russo attraverso il Mar Nero.
Iniziata nella primavera del 1915 la campagna di Gallipoli rimane uno dei disastri militari più eclatanti degli eserciti alleati durante la Prima Guerra Mondiale. Tale operazione militare, destinata come detto a conseguire il controllo dello stretto dei Dardanelli e la resa dell’Impero ottomano (alleato della Germania) si concluse con delle pesanti perdite militari ed una ritirata decisamente poco gloriosa.

Nel 1915 Winston Churchill occupava, già da quattro anni, la carica di primo Lord dell’Ammiragliato (oggi diremo ministro della Marina) nel governo del liberale Herbert Henry Asquith. Churchill sosteneva senza sosta la necessità di dare alla flotta britannica un ruolo importante nella condotta delle ostilità; ricordiamo infatti che la Gran Bretagna, a quel tempo, era ancora la dominatrice dei mari. Occorreva che la Nazione si servisse della sua marina da guerra, non solo per trasportare le truppe sul continente, ma per distruggere la flotta nemica ed affrettare la fine della guerra. Il 1° novembre 1914 l’Impero ottomano entrò in guerra a fianco delle Potenze Centrali.
Di fronte allo stallo sul teatro d’operazioni europeo Churchill progettò di aprire un nuovo fronte. L’obiettivo era quello di impadronirsi dello stretto dei Dardanelli, un’imboccatura che collega il Mar Egeo ed il Mar di Marmara, e da lì risalire fino a Costantinopoli e costringere l’Impero ottomano ad abbandonare il conflitto. Il controllo dei vari Stretti (Dardanelli, Suez ecc..), infatti, avrebbe consentito all’alleato russo il libero accesso, dai suoi porti del Mar Nero, al bacino del Mediterraneo. L’Egitto (a quel tempo colonia britannica) ed il canale di Suez sarebbero stati definitivamente protetti da qualsiasi minaccia ottomana. In questo modo le Potenze Centrali, circondate da ogni parte, sarebbero state costrette alla capitolazione. Il 13 gennaio 1915 il Consiglio di Guerra britannico accolse il progetto di Churchill. Ma fin da subito l’operazione si rivelò difficile da organizzare.
Lo stretto dei Dardanelli era infatti difeso da decine di forti distribuiti sulle due rive ed era talmente stretto che le navi, oltre a trovarsi subito a portata di tiro delle artiglierie turche, erano anche bloccate da diverse barriere di mine; solo un attacco in forze, condotto congiuntamente ad un massiccio bombardamento avrebbe permesso alle navi di forzare il passaggio. Sia il Primo Ministro Asquith che il Gabinetto di Guerra, inclini a sottovalutare la capacità di resistenza ottomana, optarono per assegnare all’impresa dei mezzi limitati. Il Ministro della Guerra, Lord Kitchener considerava l’offensiva dei Dardanelli una operazione marginale in quanto, secondo lui, la posta essenziale della guerra continuava a giocarsi sul fronte occidentale; per l’operazione dei Dardanelli gli ammiragli si guardano bene dall’impegnare nella battaglia il meglio della flotta inglese. L’operazione ebbe inizio il 19 febbraio 1915 con una serie di bombardamenti per poi proseguire il 18 marzo con un assalto navale; diverse navi da guerra alleate entrarono in azione nello stretto. Molte navi colpite dall’artiglieria turca, colarono a picco o restarono gravemente danneggiate. L’azione delle navi alleate aveva infatti preannunciato alle truppe ottomane l’imminenza di un possibile sbarco e di una successiva offensiva terrestre: l’esercito turco insediato a Gallipoli e comandato dal giovane colonnello Mustafà Kemal ebbe così tutto il tempo di prepararsi all’assalto alleato.

Il 25 aprile 1915, diverse migliaia di soldati britannici, francesi, australiani e neozelandesi sbarcano sulla penisola di Gallipoli; per l’Australia e la Nuova Zelanda, due domini inglesi, si trattò del primo loro impegno nella Grande Guerra. Per lo sbarco vennero scelte cinque spiagge (designate dalle lettere S, V, W, X ed Y) sull’estremità della penisola nei pressi di Capo Helles e un’altra, la Z, a nord delle precedenti. Ma sulle posizioni meglio difese da parte di Turchi gli Alleati ebbero informazioni piuttosto sommarie e le forze impegnate nell’operazione risultarono così insufficienti. Il corpo d’armata australiano e neozelandese, sbarcato sulla spiaggia denominata Z, incapace di risalire le pendici scoscese che dominavano la costa e di avanzare verso l’interno, fu sotto la minaccia permanente dei fucilieri turchi che difendevano il terreno sovrastante mentre sulla spiaggia V, i soldati dei battaglioni irlandesi e dell’Hampshire riuscirono a trovare riparo in una nave arenata sulla riva. Tuttavia ad ogni sortita essi vennero falciati dal tiro nemico.

Le spiagge si trasformano rapidamente in un immenso tappeto di morti. A causa poi del calore e delle condizioni d’igiene deplorevoli, si sviluppò una epidemia di febbri tifoidi e di dissenteria. Inoltre, non essendo possibile imbarcarli su navi ospedale, i feriti non vengono più neanche curati. La situazione divenne talmente intollerabile che alla metà di maggio i combattenti decisero di concludere una tregua di qualche ora per seppellire i loro morti. Per diversi mesi, i soldati alleati furono costretti a vivere rintanati nelle trincee o in ricoveri scavati nel fianco della collina. Ogni tentativo di sortita si concluse con delle pesanti perdite. Nel maggio 1915 l’esercito francese e britannico fallì due volte nell’azione di conquista del villaggio di Khithia; la linea del fronte venne così spostata di solo 500 metri e per ottenere questo magro successo gli Alleati perdettero 13 mila uomini. È solo a partire dal mese di luglio che i rapporti inviati dal generale Ian Hamilton a Londra descrissero una situazione più realistica della campagna bellica. Agli inizi di agosto ebbe luogo un nuovo sbarco nella baia di Suvla. Inizialmente tre divisioni irlandesi riuscirono a guadagnare del terreno, ma la loro progressione si scontrò con l’accanita resistenza dei Turchi; medesima situazione per gli australiani a Lone Pine e per i neozelandesi a Chunuak Bair.
In una lettera indirizzata al Primo Ministro australiano, nel mese d’agosto, il giovane giornalista Keith Murdoch, che si trovava a bordo di una nave da trasporto truppe, denunciò l’improvvisazione criminale dell’attacco: una divisione britannica venne infatti fatta sbarcare nel luogo sbagliato, reimbarcata e quindi sbarcata nuovamente nel settore giusto. Trasmessa al Gabinetto di Guerra britannico, questa testimonianza venne giudicata “sensazionalista” da parte di Churchill, la quale però riconobbe che doveva essere presa sul serio.
A Londra, il fallimento dell’operazione provocò una grave crisi politica. Si dimise John Arbuthnot Fisher, Primo Lord del Mare (Capo di Stato Maggiore della Flotta) mentre Churchill, considerato il colpevole dell’insuccesso, su forte pressione dei conservatori, dovette dare le dimissioni. Sconfitti dalla resistenza turca e dall’asprezza delle condizioni, le truppe vennero ritirate da Gallipoli: il 18 ed il 19 dicembre 1915 dalla baia di Sulva e l’8 ed il 9 gennaio 1916 dalla Zona di capo Helles. Per molti la ritirata fu la sola cosa che gli inglesi fecero con vero successo.

In totale, la battaglia dei Dardanelli (o di Gallipoli) provocò 46 mila morti ed 86 mila feriti nei ranghi degli Alleati. L’operazione causò indirettamente la morte di 258 mila soldati per malattia. Tra le file dell’esercito ottomano la valutazione delle perdite risultò molto più difficile; esse sembrano essere state inferiori in combattimento ma superiori per quanto riguarda le perdite dovute alle epidemie ed ai feriti mal curati.

marco

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