giugno 13 2016 0Comment

Il fucile Carcano Mod. 91

Particolare dell’otturatore ed il serbatoio per le cartucce

Il fucile Carcano Mod. 91 (conosciuto fuori d’Italia anche come Mannlicher-Carcano-Parravicino), ad otturatore girevole-scorrevole, fu adottato dal Regio Esercito italiano dal 1891 al 1945 per sostituire il Vetterli-Vitali Mod. 1870/87. Il Vetterli, arma d’ordinanza dell’esercito italiano sino alla fine della seconda guerra mondiale, utilizzava un piccolo calibro di 6,5 × 52 mm.

Alla fine del XIX secolo il ministero italiano della guerra si era deciso a “pensionare” il fucile d’ordinanza Vetterli, adottato a partire dal 1870, nelle versioni a colpo singolo e a ripetizione manuale. Quest’ultima versione fu dovuta grazie all’applicazione della scatola, chiamata “serbatoio di Giuseppe Vitali”, già utilizzata dall’Olanda sul fucile Beaumont. L’avvento delle nuove cartucce, caricate con polvere senza fumo, indusse le altre nazioni a introdurre nuovi tipi di armi lunghe, dal calibro inferiore all’obsoleto mm. 10,35.
In Italia, alla fine del 1888, la Scuola di tiro della fanteria di Parma, si espresse, in tema di munizionamento, per l’adozione di una cartuccia metallica con proiettili da 6,5 mm di calibro. Venne affidato quindi al generale Gustavo Parravicino l’incarico di individuare un nuovo fucile d’ordinanza per le forze armate. Nel 1889 venne quindi indetto un bando di concorso tramite il quale, un’apposita commissione potesse valutare, sia fucili già esistenti sul mercato, sia armi di nuova concezione. Al concorso presero parte nomi famosi (Mauser, Mannlicher, Vitali) e le fabbriche di Torino, Brescia, Torre Annunziata e Terni il quale presentarono i loro progetti. Parravicino promosse il progetto presentato dalla Regia fabbrica d’armi di Torino, a cui aveva lavorato il capo tecnico Salvatore Carcano, già noto per essere stato l’ideatore dell’omonimo fucile ad ago, derivato dal fucile ad avancarica Mod. 1860.

Cerchiamo ora di conoscere un po’ meglio chi è Salvatore Carcano.
Carcano nasce nel 1827 a Bobbiate, un comune del varesotto. Rimasto orfano del padre, abbandonò la scuola mettendosi al lavoro per dare un aiuto alla famiglia. Come cannoniere, partecipò alle Cinque giornate di Milano (18 e il 22 marzo 1848). Dopo la battaglia di Novara (23 marzo 1849), con il ritorno degli Austriaci in Lombardia, si rifugiò in Piemonte, arruolandosi nell’esercito sardo, ove venne assegnato all’artiglieria. Divenuto sottufficiale, si congedò dall’esercito nel 1852, e, vista la sua enorme esperienza ed alcune brillanti invenzioni, venne assunto dalla Regia Fabbrica d’Armi di Torino. Lo stesso Cavour, nel 1854, in preparazione della campagna di Crimea, gli volle affidare il compito di rigare, con la sua squadra di addetti, 50.000 fucili, con i quali armare il corpo di spedizione. L’attività di Carcano nel settore delle armi individuali proseguì negli anni del Risorgimento.
Nel 1891 Carcano, che aveva già svolto altre brillanti soluzioni all’armamento del Regio Esercito, vide divenire il suo fucile (il cui progetto era stato promosso da Parravicino) la nuova arma delle forze armate italiane. Venne messo a riposo nel 1896 al quale gli fu  riconosciuto, in coincidenza con il pensionamento, il rango di ufficiale. Morì a Torino, nel 1903.

Il nuovo fucile, denominato ufficialmente Mod. 1891, fu come abbiamo visto una delle migliori soluzioni tecnologiche dell’epoca. Per l’otturatore (ossia la parte di qualsiasi arma da fuoco a retrocarica che serve per chiudere la culatta) ci si ispirò a quello del Mauser tedesco, mentre, per il sistema di alimentazione, fu scelto il sistema del Mannilicher, nome del barone austriaco Ferdinand Ritter von Mannilicher al quale furono riconosciuti i diritti di brevetto.

Dello stesso Mannlicher, era stato invece scartato l’otturatore scorrevole in senso rettilineo, adottato nel 1890 per una carabina da cavalleria. Il motivo di questa scelta sta nel fatto che l’adozione di un otturatore girevole-scorrevole sarebbe determinato dall’esigenza di “contenere” il numero di munizioni da utilizzare al momento dell’impiego del fucile. L’otturatore austriaco, infatti, essendo utilizzabile solo tramite due movimenti, avrebbe garantito, teoricamente, una maggior cadenza di tiro; a differenza degli altri fucili coevi (come appunto il Mod. 1891) dotati di otturatore girevole-scorrevole i quali, invece, avrebbero consentito una maggior rapidità di caricamento, pur necessitando di quattro movimenti. C’è da dire, inoltre, che l’otturatore del Mannlicher, per il suo funzionamento, avrebbe richiesto un maggiore sforzo di trascinamento, senza contare che il suo meccanismo a testa rotante era facilmente inceppabile, per il fango o per la formazione di ruggine. Con queste caratteristiche, ufficialmente giudicate ottimali, il fucile di Carcano venne adottato dal ministero italiano della guerra; per quest’arma vennero quindi adottate le nuove “cartucce a pallottola Mod. 1891”, caricate a balistite. In omaggio ai suoi ideatori oggi l’arma viene più correttamente denominata Fucile Mannlicher-Carcano Mod. 1891.

Il primo corpo del Regio Esercito ad avere a disposizione il nuovo fucile fu quello degli Alpini, ai quali seguì l’intera Fanteria. Nel 1893, nella versione “Moschetto“, il Mod. 1891 andò ad armare i Carabinieri, la Cavalleria, l’Artiglieria, il Genio ed i Bersaglieri ciclisti. Per motivi ancora oggi non del tutto chiari, pur essendo divenuto d’ordinanza già da alcuni anni, il nuovo fucile non armò i soldati italiani caduti ad Adua nel 1896, ancora dotati del vecchio Vetterli. Bisognerà aspettare la repressione dei disordini di Milano del 1898 (compiuta dai militari agli ordini del generale Bava- Beccaris) per assistere all’esordio del Mod. 1891.
L’esordio del fucile Carcano sulla scena bellica avvenne nel 1900, quando l’Italia, con le altre grandi potenze, partecipò alla guerra dei Boxer, una ribellione scaturita da un grande numero di organizzazioni cinesi popolari contro l’influenza straniera colonialista.
Un impiego più massiccio del Mod. 1891 avvenne nel 1911-12 in occasione della campagna di Libia, nell’ambito della guerra italo-turca. Ma fu la Grande Guerra a consegnare alla storia il Mannlicher-Carcano, impiegato dai nostri soldati su tutti i fronti di combattimento.

Da allora il fucile, nelle sue varie e successive versioni, è stato il protagonista di tutte le campagne militari del Regno d’Italia, giungendo ad essere impiegato ancora nei primi decenni della Repubblica Italiana.

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