gennaio 18 2018 1Comment

I “Ragazzi del ’99”

Quando parliamo dei “Ragazzi del 99” ci riferiamo a quei giovani nati nel 1899 (da qui l’appellativo di “ragazzi del ‘99”) che ebbero il loro battesimo di fuoco nella Prima guerra mondiale.

I “Ragazzi del 99” dalla Domenica del Corriere (foto tratta dal sito http://illustrated-history.blogspot.it)

Erano giovani di diciott’anni (a volte non compiuti), figli di contadini, artigiani e falegnami chiamati, con un addestramento rapido, a «resistere, resistere, resistere!» sul Piave e sul Grappa, contribuendo in modo decisivo “alla Vittoria”, come si diceva allora, e all’indipendenza dell’Italia, spesso a costo della vita; decine di migliaia di quei ragazzi purtroppo non sono più tornati dal fronte del Nord-est.

I primi contingenti italiani vennero chiamati nei primi mesi del 1917, frettolosamente addestrati ed inquadrati in battaglioni di milizia territoriale. Tuttavia i primi ragazzi della classe 1899 furono inviati al fronte solo nel novembre del 1917, nei giorni seguenti la disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917). Il loro intervento, unito all’esperienza dei soldati veterani, fu fondamentale per la resistenza sulla linea del Piave. Le giovani reclute appena diciottenni sono da ricordare in quanto nella Prima guerra mondiale, in un momento di grave crisi per l’Italia, a seguito di Caporetto, rinsaldarono le file sul Piave, del Grappa e del Montello, permettendo la controffensiva italiana nel 1918 con la battaglia di Vittorio Veneto e quindi la firma dell’armistizio di Villa Giusti da parte degli austro-ungarici.

Vedendoli in azione il generale Armando Diaz scrisse: «Io voglio che l’esercito sappia che i nostri giovani fratelli della classe 1899 hanno mostrato d’essere degni del retaggio di gloria che su essi discende». A ben undici di questi soldati-ragazzini, figli dell’Italia da quel momento libera e unita, vennero assegnate le medaglie d’oro al valore. Di questi ragazzi che persero la vita sul campo di battaglia un dato certo non esiste in un conflitto, questo, che costò all’Italia seicentomila morti e quasi un milione di feriti (di cui la metà mutilati). Il ricordo di questi giovanissimi combattenti sopravvive oggi nella memoria popolare; in molte città italiane vi sono vie o piazze dedicate alla loro memoria. Ma a questi ardimentosi giovani soldati sono dedicati anche numerosi canti, nati dopo Caporetto tra i giovani del fronte, ed ancora oggi conosciuti.

L’ultimo “ragazzo del ‘99”, scomparso a 107 anni nel 2007, si chiamava Giovanni Antonio Carta, ed era caporal maggiore di fanteria della Brigata Sassari e Cavaliere di Vittorio Veneto; c’è però chi dice che questo signore non fosse l’ultimo di quei ragazzi gloriosi, come si conviene a una leggenda.

In ricordo di quei ragazzi…

marco

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