dicembre 08 2017 0Comment

Gavrilo Princip

Rivoluzionario bosniaco di origine serba, Gavrilo Princip è considerato l’autore materiale dell’attentato di Sarajevo, avvenuto il 28 giugno 1914, in cui uccise con due colpi di pistola l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono di Austria-Ungheria, e la moglie Sofia. Questo fatto rappresentò il pretesto adoperato dall’Impero austro-ungarico per dichiarare guerra alla Serbia, divenendo quindi il casus belli della Prima guerra mondiale.

Princip nacque il 25 luglio 1894 in Bosnia ed Erzegovina, a quel tempo territorio amministrato dall’Austria-Ungheria, ma soggetto alla sovranità formale della Sublime Porta (Nota: il termine designava il governo dell’Impero ottomano, in particolare l’ufficio del gran visir e delle relazioni con l’estero; tale titolo si mantenne nelle cancellerie europee fino al 1922).
Era il sesto di nove fratelli e fu uno dei soli tre a sopravvivere durante l’infanzia. Figlio di un postino, la sua gioventù fu segnata dalla povertà e dalle precarie condizioni di salute dal momento che contrasse la tubercolosi da bambino. Divenuto adolescente, nel 1912 fu mandato a Belgrado per continuare la sua istruzione ma abbandonò gli studi quando venne coinvolto nel movimento ultra-nazionalistico serbo. Si unì quindi a un’associazione politico-rivoluzionaria, la Giovane Bosnia (Mlada Bosna), il cui obiettivo era liberare la Bosnia ed Erzegovina dal dominio dell’Impero austro-ungarico e annetterla al regno di Serbia. È quindi in questo contesto che venne organizzato l’attentato di Sarajevo.

L’attentato di Sarajevo

L’attentato vide la partecipazione, oltre a Princip, anche di altri cinque compatrioti armati di pistole e bombe fornite da una società segreta, la Mano Nera (Crna Ruka), il cui obiettivo era quello di creare uno Stato indipendente slavo guidato dalla Serbia che riunisse anche i territori della Bosnia ed Erzegovina e quelli croati, assoggettati da tempo. Quello del 28 giugno 1914, a Sarajevo, fu senza dubbio un attentato fuori dal comune; inizialmente l’attacco sembrava destinato al fallimento ma, in seguito le cose andarono diversamente. Le due illustri vittime, l’Arciduca e la moglie furono veramente sfortunati in quell’occasione.
Verso le ore 09,50, il commando di attentatori attese il passaggio dell’automobile dell’Arciduca per portare a termine la propria missione di morte. Dieci minuti dopo da una locanda usciva lo studente Gavrilo Princip la quale si unì alla folla posizionandosi in prima fila. In tasca stringeva la pistola con la quale avrebbe dovuto sparare all’arciduca, quando la sua auto fosse passata davanti a lui. All’improvviso, dal fondo della via si udì un’esplosione e poco dopo l’auto con a bordo la coppia reale passava a gran velocità davanti al luogo dove si trovava appostato Princip, dirigendosi verso il municipio; il primo attentatore aveva infatti sbagliato il lancio di una bomba a mano, riuscendo solo a ferire l’aiutante di campo dell’’arciduca. A questo punto la missione di Princip sembrava fallita.
Nel frattempo, l’automobile dell’erede al trono aveva raggiunto il municipio, fermandosi solo il tempo necessario a Francesco Ferdinando per rimproverare il sindaco di Sarajevo per l’accoglienza ricevuta. Una volta fuori dal municipio, l’auto dell’’arciduca ripercorse a ritroso la strada fatta in precedenza per andare a recuperare il suo aiutante di campo che nel frattempo era stato medicato. L’auto, però, percorse l’itinerario a passo d’uomo, a causa della massa di gente che, sfollando, aveva invaso la strada. Princip, che deluso stava ritornando alla taverna, si trovò proprio di fronte alla coppia reale ed esplose due colpi di pistola alle due vittime, questa volta colpendole a morte: l’arciduca venne colpito al collo mentre la moglie venne ferita allo stomaco. L’arma utilizzata da Princip per l’assassinio era una pistola semi-automatica Browning M 1910 calibro 7,65 x 17mm.

L’arresto e la morte

Dopo aver sparato i due colpi Princip venne immediatamente tratto in arresto dalle guardie presenti assieme all’amico Nedeljko Čabrinović. Gli altri sei attentatori, a causa della grande folla di persone, non ebbero l’opportunità di entrare in azione, e riuscirono a dileguarsi. Una volta arrestato, Princip tentò di suicidarsi dapprima ingerendo del cianuro poi, in seguito, sparandosi con la sua pistola; nessuno dei due tentativi andò a buon fine. All’epoca dell’attentato Princip, ancora diciannovenne, era troppo giovane per poter subire la condanna a morte. Venne pertanto condannato a vent’anni nella prigione di Terezín ma in cella trascorse soltanto quattro anni, morendo di tubercolosi il 28 aprile del 1918, all’età di 23 anni. Oggi la sua tomba è collocata nel cimitero di San Marco, a Sarajevo.

Le opinioni storiche su Gavrilo Princip sono state a lungo discordanti.
Nella storia serba, egli è considerato un eroe nazionale, avendo combattuto per liberare il suo popolo dalla dominazione asburgica mentre per gli austriaci la sua figura viene considerata alla stregua di un terrorista; l’opinione maggiormente valida, comunque, è che egli fosse soltanto una pedina, piuttosto che il vero ideatore e diretto responsabile della morte dell’arciduca austriaco. Ciò però non sminuisce affatto la rilevanza storica del suo gesto dal momento che l’omicidio da lui compiuto è considerato l’elemento scatenante della Prima guerra mondiale.

marco

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