dicembre 05 2017 0Comment

Gabriele d’Annunzio

Oltre che scrittore, poeta, politico, giornalista e patriota italiano, Gabriele D’Annunzio fu una celebre figura della Prima guerra mondiale. Soprannominato il Vate (“poeta sacro, profeta”), occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924.

Nato a Pescara nel 1863, Gabriele era il terzogenito di cinque fratelli; fin dalla più tenera età spicca tra i coetanei per intelligenza e per una precocissima capacità amatoria. Il padre lo iscrive al reale collegio Cicognini di Prato, costoso convitto celebre per gli studi severi e rigorosi. Gabriele, però, è un allievo irrequieto, ribelle e insofferente alle regole collegiali, ma studioso, brillante, intelligente e deciso a primeggiare. Nel 1879, a spese del padre, pubblica l’opera «Primo Vere», che viene però sequestrato ai convittori del Cicognini per i suoi accenti eccessivamente sensuali e scandalistici. Al termine degli studi liceali D’Annunzio consegue la licenza d’onore. Nel 1881 si trasferisce a Roma per frequentare la facoltà di lettere e filosofia, ma il giovane poeta si trova immerso negli ambienti letterari e giornalistici della capitale, trascurando gli studi universitari. In quel periodo collabora al Capitan Fracassa e alla Cronaca Bizantina di Angelo Sommaruga e pubblica, nel 1882 il «Canto Novo» e «Terra Vergine».
Attratto alla frequentazione dei lussuosi salotti romani, nel 1883 Gabriele sposa con un matrimonio “di riparazione” la duchessina Maria Altemps Hordouin di Gallese, figlia dei proprietari di palazzo Altemps; il matrimonio tuttavia finì in una separazione legale dopo pochi anni a causa delle numerose relazioni extraconiugali di D’Annunzio. Occorre segnalare che già in questo periodo D’Annunzio è perseguitato dai creditori, a causa del suo stile di vita eccessivamente dispendioso. Nel frattempo continua a collaborare con il Fanfulla, occupandosi più che altro di costume e aneddoti sulla società dei salotti.

Nell’aprile del 1886 ad un concerto Gabriele conobbe Barbara Leoni, destinata a restare il più grande amore anche al di là della loro storia durata cinque anni. Ma la relazione con la Leoni iniziò a creare non poche difficoltà a D’Annunzio che, desideroso di dedicarsi al romanzo, sua nuova passione, e di allontanare dalla mente le difficoltà familiari, decise di ritirarsi in un convento a Francavilla dove elabora l’opera Il Piacere. Tra il 1891 e il 1893 D’Annunzio visse a Napoli, dove compose Giovanni Episcopo e L’innocente, seguito poi dall’opera Il trionfo della morte, quest’ultima scritta in Abruzzo. Nell’estate del 1891 D’Annunzio conobbe Maria Gravina Cruyllas, moglie del conte Anguissola di San Damiano; nel gennaio del 1893 dalla loro relazione nacque Renata, la figlia prediletta da d’Annunzio, mentre in luglio i due amanti vennero condannati per adulterio a cinque mesi di reclusione e, solo grazie ad un’amnistia regia, la sentenza fu sospesa. I gravi problemi economici spronarono D’Annunzio ad affrontare un intenso lavoro, dal momento che oltre ai debiti da lui contratti si sommarono quelli del padre, deceduto il 5 giugno 1893. Di questo periodo, inoltre, è il suo primo approccio agli scritti di Friedrich Nietzsche.

Eleonora Duse

Già nel 1892 D’Annunzio aveva intrecciato una relazione epistolare con la celebre attrice Eleonora Duse, con la quale ebbe inizio la stagione centrale della sua vita; i due si conobbero personalmente nel 1894 e subito scattò l’amore. per poter stare accanto alla sua nuova compagna, D’Annunzio si trasferì a Firenze, nella zona di Settignano, dove affittò la villa La Capponcina. La relazione, però, con la Duse si incrinò nel 1904, dopo il tradimento di Gabriele con Alessandra di Rudiní e la pubblicazione del romanzo Il fuoco, in cui il poeta aveva descritto impietosamente la sua relazione con la Duse. A causa della sua vita dispendiosa (grazie alla quale aveva accumulato una serie di debiti) D’Annunzio, per evitare i creditori, decise di lasciare l’Italia e recarsi nel marzo 1910 in Francia. L’arredamento della villa venne messo all’asta. In Francia, assieme al nuovo amore, la giovane russa Natalia Victor de Goloubeff, Gabriele soggiornò per cinque anni immerso nei salotti mondani intellettuali. A questo periodo risale la relazione con la pittrice americana Romaine Beatrice Brooks. Il canale di collegamento che permise a D’Annunzio di conservare la presenza artistica in Italia fu il quotidiano Il Corriere della sera di Luigi Albertini. L’esilio in Francia portò bene allo scrittore la quale nel 1912 compose la tragedia in versi intitolata Parisina, opera musicata da Mascagni e tratta dalla vicenda di Parisina Malatesta e Ugo d’Este. Il 14 maggio del 1915, su invito del governo italiano a inaugurare il monumento dei Mille a Quarto, D’Annunzio rientrò in Italia. Dopo aver sostenuto fortemente l’entrata in guerra contro l’impero Austro-ungarico, non esitò ad indossare i panni del soldato l’indomani della dichiarazione. Nonostante l’età, 52 anni, ottenne di arruolarsi come volontario di guerra nei Lancieri di Novara. L’attività di D’Annunzio in guerra fu prevalentemente propagandistica, fondata su continui spostamenti da un corpo all’altro come ufficiale di collegamento e osservatore.

I protagonisti della beffa di Buccari: al centro Gabriele D’Annunzio.

Nel 1916 un incidente aereo gli causò la perdita dell’occhio destro costringendolo a trascorre tre mesi nella immobilità e al buio. Tornato all’azione e desideroso di gesti eroici si distinse nella Beffa di Buccari e nel volo su Vienna con il lancio di manifestini tricolori; per queste sue azioni venne insignito al valor militare. Caldeggiando l’annessione dell’Istria e della Dalmazia, e considerando la staticità del governo italiano, decise di guidare assieme ad un gruppo paramilitare di “legionari”, la marcia su Fiume che venne occupata nel 1919. Con la stipula del trattato di Rapallo (12 novembre 1920) Fiume divenne città libera e Zara passò all’Italia; D’Annunzio però non accettò tale accordo: ciononostante il governo italiano di Giovanni Giolitti il 26 dicembre 1920 fece sgomberare i legionari con la forza. Nel 1924 lo Stato libero di Fiume fu infine annesso all’Italia, ed italiano rimase fino al 1945. Deluso dall’epilogo dell’esperienza di Fiume, nel febbraio 1921 D’Annunzio si ritirò nella villa di Cargnacco che pochi mesi più tardi acquistò. Ribattezzata il Vittoriale degli italiani fu ampliata e successivamente aperta al pubblico. Al Vittoriale l’anziano Gabriele ospitò la pianista Luisa Bàccara, Elena Sangro (che gli rimane accanto dal 1924 al 1933) e infine la pittrice polacca Tamara De Lempicka. Morì nella sua villa per un’emorragia cerebrale, mentre era al suo tavolo da lavoro.

marco

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