novembre 29 2017 0Comment

Franz Conrad Hötzendorf

Come Svetozar Borojevic, anche Franz Conrad von Hötzendorf (1852–1925) fu un feldmaresciallo austriaco. Fu capo di Stato Maggiore dell’esercito austroungarico, consigliere di Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este ed acceso sostenitore della guerra contro la Serbia e dell’alleanza con la Germania. Hötzendorf è anche noto per la sanguinosa repressione negli scioperi triestini del 1902 e per la sua forte ostilità nei confronti degli italiani, secondo lui la causa della decadenza dell’Impero austro-ungarico. Fu inoltre nel 1916 lo stratega della fallimentare Strafexpedition, la “spedizione punitiva”.

Franz Conrad von Hötzendorf nacque nel 1852 a Penzing, un piccolo villaggio divenuto poi sobborgo di Vienna. Il padre, originario del sud della Moravia, era un colonnello degli ussari in pensione, ed aveva partecipato alle guerre napoleoniche. All’età di undici anni entrò nell’accademia militare di Hainburg per poi passare, nel 1867, all’accademia militare Marie-Thérèse di Wiener Neustadt. Nell’agosto del 1871 venne promosso al grado di tenente per poi proseguire una rapida e brillante carriera nell’11º battaglione di cacciatori dal quale uscì dopo tre anni di servizio per frequentare la Kriegsschule di Vienna. Dopo aver completato i propri studi alla scuola di guerra venne annesso allo stato maggior generale (1876). Due anni dopo prese parte all’occupazione della Bosnia ed alla repressione delle rivolte nella Dalmazia meridionale (1882). Dal 1888 al 1892 venne impiegato come istruttore di tattica alla Kriegsschule. L’anno successivo venne nominato colonnello e posto al comando di un reggimento di fanteria di stanza a Troppau (capitale storica della Slesia ceca, l’odierna Opava). Qui maturò maturò la concezione tattica nel ritenere l’attacco superiore alla difesa: secondo Hötzendorf solo attraverso la concentrazione delle forze, nei punti decisivi, verso il nemico poteva essere vantaggioso il ruolo di ogni singolo uomo per la vittoria finale. Nel 1899 divenne comandante della 55a Brigata di Fanteria a Trieste e nel 1901 generale di divisione, per i meriti acquisiti.
Nel 1902, a seguito degli scioperi indetti nella città di Trieste, Hötzendorf fu tra i protagonisti della violenta repressione che causò tra la popolazione decine di morti, diversi centinaia di feriti oltre ad innumerevoli arresti. L’anno dopo passò al comando dell’8a Divisione di Fanteria di Bolzano.

Diligente, scrupoloso e ricco d’immaginazione, oltre che fervido lavoratore, Hötzendorf si distinse dagli altri ufficiali suoi contemporanei attirando l’attenzione dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, erede al trono austro-ungarico. I suoi sforzi per rafforzare ed ammodernare l’esercito austriaco corrispondevano perfettamente alla visione dell’arciduca la quale convinse l’imperatore Francesco Giuseppe a nominare Conrad, nel 1906, capo dello stato maggiore delle intere forze armate austriache. Consapevole della difficile situazione politica e strategica dell’Impero, Hötzendorf tentò di evitare al suo Paese una guerra su più fronti, pianificando delle offensive preventive. Già nel 1908, e poi nel 1911, propose all’imperatore Francesco Giuseppe di attaccare l’Italia, al quale l’Austria-Ungheria era legata dalla Triplice Intesa. Un impegno questo al quale sia l’imperatore che il ministro degli Esteri, von Aehrenthal, si opposero. Per allontanare Hötzendorf dai disegni della politica entrambi lo privarono, nel 1911, del titolo di capo dello stato maggior generale nominandolo ispettore d’esercito. A seguito delle dimissioni dello stesso Ministro degli Esteri e l’aggravarsi della situazione internazionale, nel 1912 l’imperatore rinominò Hötzendorf capo dello stato maggior generale dell’esercito.

Già in passato Conrad aveva proposto piani offensivi grandiosi senza però tener conto del terreno di scontro e del clima e sottovalutando spesso le potenzialità del nemico. È il caso, ad esempio, dell’esercito serbo, che si dimostrò assai più resistente di quello che aveva previsto. D’altronde fu uno dei principali sostenitori della guerra contro la Serbia come risposta all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando (1914). I suoi errori ‘tattici’ Conrad li dimostrò già durante il primo anno di guerra, e anche in seguito, in particolare durante la massiccia offensiva lanciata contro l’esercito russo, nella primavera del 1916, che provocò pesanti perdite agli eserciti degli Imperi Centrali. Lo stesso avvenne contro l’esercito italiano i cui attacchi risultarono perlopiù inefficaci, e produssero, anche in questo caso, enormi costi in termini di perdite umane all’esercito. La Strafexpedition contro gli italiani, che doveva rappresentare il capolavoro strategico di Hötzendorf, si dimostrò un fallimento: sotto il comando di Conrad le forze militari persero quasi 1,5 milioni di uomini. Con la morte di Francesco Giuseppe e l’ascesa al trono del successore, Carlo I (1916), la posizione di Conrad si fece sempre più delicata. I nuovi sistemi politici e strategici del neo imperatore si scontrarono con l’intransigenza bellicista del vecchio Capo di Stato Maggiore; ciò nonostante nei mesi successivi Conrad venne promosso feldmaresciallo. Nel marzo del 1917 Conrad venne destituito dall’incarico di Capo di Stato Maggiore, da parte dell’imperatore Carlo I, venendo sostituito dal fedele generale Arthur Arz von Straussenburg. Secondo alcuni storici alla base di questa sostituzione vi sarebbero non solo divergenze di ambito politico-militare, ma altre motivazioni di natura, per così dire, morale: questo perché il nuovo imperatore era un fervente cattolico, mentre Conrad, sostanzialmente ateo, era un sostenitore del darwinismo sociale. Successivamente Conrad venne nominato comandante dell’Armata del Trentino ma dopo la battaglia del Piave, venne messo a riposo.
Dopo la disfatta nella offensiva austriaca del Grappa e del Piave (giugno 1918) Conrad venne richiamato dal fronte di comando a Eckartshau per ordine dell’imperatore il quale come ricompensa dei suoi sforzi e riconoscenza del suo impegno in guerra, gli propose il posto di colonnello delle Guardie Reali e lo elevò al rango di Conte. Caduto in una profonda depressione e ritenendosi fuori luogo rifiutò l’offerta. In quegli anni, inoltre ebbe profondi problemi anche sul piano personale. Egli accettò il collasso della monarchia austriaca senza particolari emozioni in quanto lo sentiva come un tracollo preannunciato a causa della scarsa voglia di rinnovamento che l’impero aveva da anni. Si trasferì ad a Innsbruck ove si dedicò allo studio della filosofia e delle religioni, oltre ad iniziare a scrivere alcune delle sue opere autobiografiche. Nel 1922 si trasferì nuovamente a Vienna.
Morì il 25 agosto del 1925 a Bad Mergentheim, nel Württemberg, in Germania, dove si ritirava abitualmente per dei trattamenti termali. La salma venne sepolta nel cimitero di Hietzing a Vienna dove ancora oggi riposa. Il giorno delle sue esequie il politico austriaco Otto Bauer espresse questo terribile giudizio sul felmaresciallo: «Se dovessimo indicare i cinque o sei uomini fra quelli di tutta Europa da ritenersi i principali responsabili dello scoppio della guerra, uno di essi sarebbe certo il feldmaresciallo Conrad».

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