novembre 29 2017 0Comment

FORTE “LEONE”: UN NOME BEN MERITATO

8 AGOSTO 1982

COLLOCAZIONE DI UNA BANDIERA NAZIONALE A MEMORIA DELLA EROICA RESISTENZA DEL BTG. ALPINO ″M. PAVIONE″ CHE NEI GIORNI 11 E 12 NOVEMBRE 1917 TRATTENNE DA SOLO DUE BRIGATE AUSTRIACHE PERMETTENDO COSÌ AL XVIII° CORPO D’ARMATA DI RITIRARSI SENZA PERDITE ED ATTESTARSI PER LA PRIMA PROVVIDENZIALE DIFESA DEL GRAPPA

A cura delle sezioni A.N.A. di Arsiè e di Castello Tesino e del Gruppo Ufficiali in Congedo di Ferrara.

FORTE “LEONE”: UN NOME BEN MERITATO

Il forte blindato di Cima Campo, a due km. dal vecchio confine con l’Austria, fu costruito tra il 1907 e il 1912 dall’impresa Gorza sotto la direzione dei lavori del Magg. A. Dal Fabbro. Era armato da 6 pezzi da 149/35 montati su carrelli a manovelle e protetti da cupole d’acciaio; di 6 pezzi da 75/27; da 9 mitragliatrici in postazione. Aveva una capace polveriera sulla destra, una centrale elettrica sulla sinistra e numerose cisterne per il rifornimento idrico all’interno. Era pure circondato da fosso con ponte levatoio all’ingresso.
Allo scoppio della guerra fu presidiato dal 9° artiglieria fortezza del Magg. Bevilacqua. Il poligono di tiro riservato ai pezzi da 75 comprendeva la Pozza, il Picosta e le alture e praterie di Celado Tesino, mentre quello dei 149 era contenuto nella linea M. Agaro-Strigno-Scurelle-Agnedo.
In seguito alla rapida avanzata, senza ostacoli, fino a Bieno-Col degli Uccelli, Broccon, Caoria e Fiera di Primiero la 15^ Divisione potè piazzare alcune batterie del 2° gruppo Torino-Aostra, del 1° Torino Susa e del 3° gruppo someggiato in posizioni più avanzate, per cui nelle fasi iniziali della guerra il forte rimase inattivo nella zona assegnatagli. I 149 tentarono, tuttavia, ma senza successo, un’azione offensiva contro il Panarotta nel tentativo di distruggere un grosso calibro nemico qualificato come 280 o 320 e sopranominato “Mago” in quanto dopo lo sparo scompariva, probabilmente su rotaia o su carrello, riparando sotto una cupola d’acciaio.
Tuonò invece terribilmente con tutti i sei 149 all’alba del 10 Giugno 1916, cioè all’inizio della nostra offensiva di giugno contro l’Ortigara, versando numerose granate sugli Altipiani di Asiago e saltò la volata al pezzo del Caporale puntatore Ottavio Innocente (92) Di Treviso. L’azione efficace del forte non sfuggì al nemico che il giorno successivo tentò di colpirlo con le mitragliatrici del Panarotta, ma le granate non lo raggiunsero. Il 13 fu bombardato due volte consecutive dall’aviazione che danneggiò il carrello di un 149. Il 14 i cannoni furono tolti dal forte e piazzati nel bosco di sud-est, e le bocche da fuoco furono sostituite da fusti di abete abilmente verniciati sporgenti dalle cupole.
Dalle nuove postazioni i 149 ripresero a tuonare a zero all’alba del 18 Giugno e saltò la volata al pezzo, a causa di surriscaldamento; lo stesso giorno fu ultimata la postazione di un 305 giunto dopo il bombardamento aereo.
Intanto dal 20 al 23 tornò a dare nell’occhio l’azione del “Mago” del Panarotta che sparava ogni giorno all’alba alle 9 e dal crepuscolo fino a notte inoltrata, così la sera del 23 l’argomento entrò nei discorsi del Comandante del pezzo da 305 e del Magg. Bevilacqua che bevevano un bicchiere di nero seduti ad un tavolo dell’’osteria Bettin. Il Capitano diceva che gli sarebbero stati sufficienti tre colpi per colpirlo e chiedeva l’autorizzazione di sparargli, assumendosi ogni responsabilità, ma il Magg. non sembrava d’accordo.
Quei discorsi furono ascoltati da tre ragazzini nipoti del titolare dell’’osteria che quella notte non chiusero occhio e al canto del gallo andarono al cucuzzolo vicino all’osteria per osservare il lampeggiare delle granate del “Mago” e per sentire il tuono del 305. Dopo che il “Mago” aveva fatto i primi spari, partì il primo colpo del 305 e ad Arsiè tremarono le case e si ebbe qualche vetro rotto. Dopo il terzo colpo i ragazzini guardarono ancora verso il Panarotta, ma il “Mago” quel giorno non sparò più.

IL DRAMMA DEL PAVIONE NELLE ULTIME ORE DEL 12 NOVEMBRE 1917

Alle 14,30 del 12 Novembre 1917 l’aspirante Torriani sposta la postazione mitraglia pistola dal cason si Campo al piccolo ricovero posto all’angolo sud-ovest sotto la trincea del 1° plotone della 148^ Compagnia, nella quale sono le squadre del Ten. Restelli, a poco meno di 50 m. dalle mura di recinzione.
Poco dopo fa scaricare i due caricatori da 50 colpi contro i plotoni nemici che tentano di aggirare il forte da quella parte. Dopo la scarica la sezione guidata da Mioni Alfieri di Vidor si dirige verso la teleferica, ma al ricovero rimane intrappolato l’aspirante col puntatore Raveane Virgilio Ottavio (97) di Cesio. Alle 15, nel piazzale, davanti al cancelletto ci sono l’attendente di Olmi, Zoccolotto e l’esploratore Selle Carlo di Pederobba (quest’ultimo si era miracolosamente salvato a Col Mangà dalla pugnalatura di un soldato nemico fermata dal caricatore delle giberne). Il cancello si apre e i due guadagnano la strada che scende verso le caserme sottostanti, per avere notizie della 149^ di Paviolo, recando pure l’ordine di ripiegare verso il forte per entrarvi.
Dopo un centinaio di metri una pistola mitraglia scarica su di loro un caricatore: Zuccolotto è colpito e Selle si getta nella neve. Cessato il fuoco il Selle chiama il compagno che non risponde, quindi gli si avvicina e, mentre tenta di rianimarlo, gli balzano addosso alcuni soldati nemici dei quali si disimpegna e, scomparendo nella neve giù per la scarpata si porta in salvo verso Mellame, lasciando nelle loro mani soltanto il tascapane. Poco dopo alcuni plotoni avversari sostenuti dal tiro della pistola mitraglia tentano l’assalto alla trincea del 1° plotone della 148^, ma l’attacco è respinto tre volte dai prodi del Pavione che, al grido “Dai ai barbari” lanciato da Rech, ogni qualvolta la mitraglia pistola finiva il caricatore, balzavano dalla trincea lanciandosi sul nemico alla baionetta.
Al quarto tentativo la trincea è attaccata anche alle spalle, causando la resa: così alle 15,30 i resti del 1° plotone e con esso anche l’aspirante e il Raveane presi al piccolo ricovero, il Ten. Restelli in testa con Rech Attilio (96) di Seren, passano sotto scorta davanti alle ferritoie del forte salutando i compagni che, ovviamente, non sparano sulla scorta.
A nord del forte, alle 16 resiste ancora il 2° plotone della 148^ che ha le squadre dei Sergenti Maddalozzo e Strapazzon accerchiate al bosco Bettin; la 6^ squadra col Serg. Berton Romano di Colle S. Martino, il Capor. magg. Martignano Antonio di Maser, il Capor. Cesco Oreste (96) di Bigolino e gli alpini Stìpo Vincenzo (calabrese), Giop Romano di Aune, Silvestrin Fortunato di Cavaso, Perizzello Giovanni del Monfunese; Pandolfo Emilio di Pederobba, Damusso Clemente di Colle S. Martino, Dalla Lana Enrico di Caerano, Zanatta della zona Signoressa-Postioma, Gatto Isidoro di Bigolino è alla casera di Campo, e le altre squadre col Tenente Piva, i Sergg. Dalla Rosa Silvio di S. Giustina e Gallina di Crocetta, il Capor. magg. Baldisserra e tanti altri sono nella trincea posta sopra il boschetto ovest, davanti alle mura del forte.
Da Lamon i 105 riprendono il fuoco e cade colpito alla schiena Zanatta; il Capor. Cesco invia Gatto a chiedere ordini al Tenente e poco dopo ritorna con l’ordine di ritirarsi in trincea. Il forte è nuovamente cannoneggiato: il Piva ha il pollice di una mano troncato, il Serg. Dalla Rosa ha una scheggia nella schiena e cade Rossetto Sante. Ore 17,30: guidate dal Capor. Bodo Geremia di Mellame che conosce a puntino quei posti, approfittando della nebbia, le squadre accerchiate escono dal bosco Bettin e si portano in salvo verso Mellame per il sentiero del bosco ovest noto al Bodo; il Ten. Piva con Berton, Dalla Rosa, Gallina, il suo attendente Pastega Giovanni di Possagno, Turra Decimo di Arsiè, Tenin Antonio, Tonin Giovanni, Sacchetto Luigi, Bassani Antonio, Dossin di Fonte e tanti altri escono dalla trincea e, rotto l’accerchiamento, per il bosco ovest scendono salvi verso Fastro, e il comando della trincea è preso dal Capor. magg. Martinago.
Ore 18: dall’interno del forte viene lanciata l’ultima bomba contro una putrella e, col favore della nebbia, la penna in avanti come i cacciatori dell’’imperatore, gli accerchiamenti tentano la sortita del forte con in testa alcuni alpini di Mellame conoscitori della zona, ma le mitragliatrici nemiche intervengono subito ferendo gravemente alcuni alpini e Olmi sventola il fazzoletto bianco della resa: le mitraglie si fanno subito mute, ma a conti fatti solo pochi sono riusciti a fuggire verso Mellame.

Ore 18,05: guidate a Cesco e Martignano, i superstiti della trincea del 2° plotone, protetti dalla nebbia e con la sorpresa di tutti, entrano al forte portando due casse di munizioni; il Ten. medico e il cappellano tentano di persuadere Olmi a riprendere la resistenza, ma durante la discussione si ode la voce “Aprite!”: è quella di un Maggiore boemo che è fermo davanti al cancello con un cappellano militare. Olmi non esita a rispondere “Avanti!”. “Il cancello è chiuso!” ribatte il boemo. Olmi fa premere il bottone elettrico, il cancello si apre e, ad accogliere i vincitori, sono inviati il cappellano militare col barbuto e maestoso Serg. Pompanin.
All’alba del giorno 13 il Ten. Zaupa con Cassol Luigi (84) e Mores Geremia di Mellame tentano la fuga, ma sono subito investiti dalle raffiche di una mitraglia: il Ten. si getta a terra invitando gli altri due a fare lo stesso, ma essi aumentano invece la corsa giù per la valle di Nap, sfuggendo miracolosamente alla morte; poco dopo esce dal forte la colonna dei prodi prigionieri e sono, tra gli altri, Olmi, Zaupa, il Cappellano militare, Ten. Zannoni Angelo, Ten. Inganni, Ten. medico Adami di Prato, Ten. Bastelli, Serg. Pompanin, Serg. Giulio Guadagnin, Serg. Nardi Giuseppe di Soligo, Serg. Antonio Pederiva di Sovte, Capor. Sacchet Vittore Antonio (96) di Cesio, Capor. Setto Giovanni Sperandio (90) di Cesio, Bortoluzzi Fiorindo Fortunato, Centeleghe Luigi, Battistel Giovanni; tutta la squadra dei genieri alpini che il giorno 11, alle 13, avrebbe dovuto far saltare il forte se non fosse stato affidato alla difesa del Pavione; Martignano Antonio (96) di Maser, Capor. Cesco Oreste (96) di Bigolino, Capor. Setto Giovanni Sperandio (90), Zuglian Vittore (96), Lisot Giovanni Battista (96), Biesuz Guerrino Benedetto (96), Filosofo Alfonso (95), e Ambros Vittore Federico (95) di Cesio, Scopel Giacomo (96), Luco Pacifico (96), Dal Zotto Antonio (96), Strapazzon Vittore di Vellai, Bellotto Gomaria (95), Bellotto Vittore (95), Da Gobbo Francesco (96), Murer Fortunato (96), Mastel Antonio (97) e Malacarne Romano (97) di Lamon, Forlin Filippo e Gaio Giuseppe, Fantin Lorenzo, Codemo Francesco, De Faveri Gioacchino (96), Fiabane Giovanni (96) e Carelle Antonio (92) di Alano, Maccagnan Giovanni (96), Sebben Angelo G. (96), Zannona Antonio (96), Toigo Giuseppe (97), Toigo Vittore A. (97) e Capor. Pasa Angelo (96) di Fonzaso, Bardin Francesco G. (91), De Bastiani Luigi E. (96), Paniz Mario D. (96), Toffolo Arcangelo (96), De Gol Fiorello Primo (95) e Casagrande Pietro Luigi di S. Giustina, Cadorin Francesco G. (95) di San Gregorio nelle Alpi Roncoi, De Zen Antonio, Marea, Vittorio, Gatto Luigi di Valdobbiadene, Marchiori di Fener, ma dal boschetto Picosta Cadorin Francesco, De Gol Fiorello e Casagrande Pietro seguiti da qualche altro, tentano con successo la fuga e raggiungono i propri paesi.

DAL COL MANGÀ LA MEDAGLIA D’ARGENTO AL TENENTE ARBAN

A testimonianza di quanto fosse stata orientata la battaglia della resistenza del Pavione a Cima Campo, sarà bene riportare la motivazione concessa dal Ten. Antonio Arban (80) di Monreale Valtellina che col suo plotone esploratori difese tenacemente l’accerchiamento del forte fino al mattino del giorno 12: “Comandante di un plotone esploratori, dopo aver sostenuto coi suoi uomini una serie di aspri combattimenti, ridotto con poche altre truppe su di una postazione già completamente accerchiata dal nemico, si offriva per compiere due successive sortite dai ripari, e disimpegnava l’arduo mandato, conducendo per due volte con mirabile impeto al contrattacco i suoi uomini contro le forze incomparabilmente soverchiati dalle quali sosteneva per qualche tempo l’impeto e ritardava l’avanzata”.
Cima Campo (Valsugana) 11-12 Novembre 1917

IL BOLLETTINO DEL NEMICO DI ALLORA

Il comando supremo austroungarico concedeva al Maggiore Olmi l’onore delle armi per il grande valore dimostrato a Cima Campo e nel bollettino del 13 Novembre 1917, alle 15 comunicava: “A mattina di Grigno le truppe austroungariche mossero all’assalto contro il fortilizio blindato “Leone” su Cima Campo. Contemporaneamente il fortilizio blindato su Cima Lan cadeva in mano nostra dopo essere stato minato. Col crollo di queste due fortificazione fu aperta una breccia nel formidabile gruppo di sbarramento degli italiani al nostro confine”.

A cura di Marco Ardondi

Le foto presenti in questo articolo sono state gentilmente concesse dal dott. Luca Girotto, autore del saggio 1906 – 1918 – Un leone fra Brenta e Cismon

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