novembre 29 2017 0Comment

Enrico Toti

Enrico Toti nacque nel 1882 a San Giovanni, un quartiere popolare di Roma.

Nel 1897 all’età di quindici anni si imbarcò come mozzo sulla nave scuola Ettore Fieramosca, passando poi sulla corazzata Emanuele Filiberto e infine sull’incrociatore Coatit. In Marina Enrico acquisisce una serie di valori in cui crederà orgogliosamente e che entreranno a far parte del suo modo di vivere. Congedatosi, nel 1905, Toti fu assunto nelle Ferrovie dello Stato come fuochista. È qui che ebbe l’incidente che lo segnerà per tutta la vita.
Nel 1908 mentre lavorava alla lubrificazione di una locomotiva, ferma nella stazione di Colleferro per effettuare l’aggancio a un’altra locomotiva e per fare rifornimento d’acqua, Toti scivolò, rimanendo con la gamba sinistra incastrata e stritolata dagli ingranaggi. In ospedale la gamba gli venne amputata. Perso il lavoro, Toti si dedicò a innumerevoli attività tra cui la realizzazione di alcune piccole invenzioni oggi custodite presso il Museo storico dei bersaglieri di Roma. Nonostante la grave menomazione, Toti non si perse d’animo e compì alcuni viaggi incredibili con la propria bicicletta: nel 1911 partì alla volta di Parigi e poi proseguì fino in Lapponia, Russia e Polonia ritornando a Roma nel giugno 1912. Sei mesi dopo affrontò un secondo viaggio raggiungendo, sempre con la sua inseparabile bici, Alessandria d’Egitto e il confine con il Sudan.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale Toti è in prima fila nelle dimostrazioni interventiste ma, nonostante le insistenze per andare al fronte, l’esercito non lo arruola. Per nulla scoraggiato si fece cucire una divisa grigio-verde e, salendo in bicicletta, decise di raggiungere il fronte presso Cervignano del Friuli. Qui, per la sua condizione, venne accolto come civile volontario e adibito ai “servizi non attivi”, come portaordini e postino. Nel gennaio 1916, anche grazie all’interessamento del Duca d’Aosta Toti venne destinato al Comando Tappa di Cervignano del Friuli, sempre come volontario civile. Riuscì poi a farsi trasferire nel 3° Battaglione Bersaglieri Ciclisti ed essere schierato in prima linea.

Nell’agosto del 1916 ebbe inizio la Sesta battaglia dell’Isonzo che si concluse con la presa di Gorizia. Il 6 agosto 1916 Toti, lanciatosi con il suo reparto all’attacco di Quota 85 a est di Monfalcone, fu ferito più volte dai colpi avversari, e con un gesto eroico, scagliò la sua stampella verso le linee nemiche esclamando “Nun moro io!” (io non muoio!) poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell’elmetto.
Questo gesto divenne uno dei simboli italiani della Grande Guerra.
Se sia veramente o no avvenuto questo episodio è purtroppo uno dei tanti segreti che la storia terrà per sé. Ciò che invece dobbiamo avere è la profonda ammirazione verso un uomo che, nonostante una grave menomazione, decise di superarla per essere utile al proprio Paese e di questo bisogna dargli onore. Nei pressi di Quota 85, nel luogo in cui cadde eroicamente, in un bosco da cui si scorge il mare, si trova un cippo eretto in suo onore tra gli evidenti segni di vecchie trincee della Grande Guerra.
Toti venne decorato dal re Vittorio Emanuele III in persona con la medaglia d’oro al valor militare alla memoria con motu proprio, non essendo egli immatricolato come militare a causa della sua inabilità. La salma fu trasportata inizialmente a Monfalcone, poi a Roma, durante le celebrazioni del settimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia dove ricevette solenni funerali.

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