novembre 24 2017 0Comment

Cannone 149/35

Il Cannone da 149/35 Mod. 1901 venne utilizzato dal Regio esercito e fu uno dei primi esemplari di cannone in acciaio di fabbricazione italiana (in quanto prodotto nei cantieri della società Armstrong a Napoli). Denominato al momento dell’adozione Cannone da 149° prima della Grande Guerra, venne utilizzato sia su affusto da assedio mobile che in installazioni fisse in torretta corazzata; per queste ultime venne realizzata una versione su affusto a deformazione chiamata 149/35 A. (Armstrong).

Il progetto, risalente al 1890, fu ideato come miglioramento del’obice da 149G per disporre di un pezzo di sufficiente gittata che accompagnasse il suddetto obice ed il Mortaio da 210/8 D.S. , che andavano a formare la colonna portante dell’artiglieria d’armata. Il primo prototipo, realizzato dall’Arsenale Regio Esercito di Torino (ARET), venne presentato nel 1896 e nel 1899 si ebbero le prime prove a fuoco con una batteria sperimentale. Alla sua omologazione, nel 1901, il cannone, allora denominato 149A risultava già vecchio: dopo ogni sparo, i serventi dovevano rimettere in posizione a mano le 8 tonnellate dell’artiglieria in posizione di tiro, con la conseguente ripetizione di tutte le operazioni di puntamento. Inutile dire che questo grave inconveniente riduceva notevolmente la cadenza di tiro.
Balisticamente, però, il 149A fu un ottimo pezzo, apprezzato soprattutto per la potenza di fuoco e la precisione, meno per la gittata (meno di 18 km, quando i pari calibro stranieri sparavano ad almeno 19–20 km). Ben presto i comandi militari italiani si resero conto delle gravi limitazioni conseguenti all’adozione dell’affusto rigido: si cercò di studiare, in collaborazione con le acciaierie tedesche Krupp, l’adozione di una culla e di un sistema rinculante per la sola canna ma l’entrata in guerra del Regno d’Italia contro gli Imperi centrali fecero abbandonare il progetto.
Il Regio Esercito affrontò così tutta la Grande Guerra con il pezzo “vecchio”, anzi riavviandone nel 1917 la produzione, semplice ed economica rispetto a quella di pezzi di nuova conduzione. Nel 1918 il Regio Esercito aveva così a disposizione 598 pezzi.
A causa delle difficoltà economiche e sociali del dopoguerra, solo nel 1922 vennero ripresi i progetti precedenti al conflitto da parte dell’Arsenale Regio Esercito di Napoli (AREN); l’unica modifica di rilievo che venne effettuata fu l’applicazione di carrelli elastici che permettessero il traino meccanico a velocità un po’ più elevate rispetto al periodo precedente.

Cannone 149/A su cupola (foto tratta da fortificazioni.net)

Il cannone da 149/35 fu ampiamente utilizzato durante tutta la Grande Guerra; ne furono perduti molti pezzi durante la ritirata da Caporetto, ma i vuoti furono ricolmati con la battaglia di Vittorio Veneto. Veniamo ora alla descrizione del cannone.
La canna era in acciaio, con il diametro della bocca di 149 mm. Nonostante il nome 35, la lunghezza effettiva della canna era di 5464 mm (pari a 36,6 calibri); tale caratteristica fu dovuta ad una modifica successiva della canna rispetto ai primi esemplari messi in circolazione.
Esternamente alla culatta era presente una cerchiatura che portava anche gli orecchioni per il posizionamento della bocca da fuoco. Il congegno di chiusura della culatta consisteva in un classico otturatore cilindrico a tre manovre con chiusura ermetica ad anello plastico, mentre l’innesco era a cannello a frizione. L’affusto “d’assedio”, di tipo rigido in acciaio a coda unica con pedana per i serventi, era a ruote con razze di legno da 1560 mm di diametro e 1480 mm di carreggiata. L’elevazione era regolata tramite un volantino sulla coda dell’affusto, i cui ingranaggi agivano su un settore dentato solidale con la culatta. Come organi di mira il pezzo era dotato di cerchio di puntamento Mod. Cortese.

Del cannone 149/35 esisteva anche una versione fissa, installata in cupole corazzate tipo A. (Armstrong) e tipo G. (Grillo, il progettista). Usate nelle fortificazioni del Vallo Alpino, erano armate con il cannone 149/35 A. a deformazione su piattaforma girevole, contenuto in un pozzo cilindrico, ricavato in gettata di calcestruzzo. L’affusto ad aloni era fissato ad una piattaforma, rotante su un perno centrale nel tipo G. e su una corona di rulli nel tipo A., fissati nel calcestruzzo sul fondo del pozzo; una cupola corazzata in acciaio spesso 140–160 mm, solidale con l’affusto e munita di cannoniera per la bocca da fuoco, ruotava su una rotaia fissata ad un’avancorazza in ghisa affogata nel calcestruzzo.

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