novembre 29 2017 0Comment

Borojević von Bojna

Svetozar Borojević von Bojna (1856-1920) fu un grande protagonista della Grande Guerra, feldmaresciallo austro-ungarico di origine serba di Croazia. Comandante del fronte dell’Isonzo nella Prima guerra mondiale, fu a capo delle truppe austriache che riuscirono a contenere l’assalto delle truppe italiane sul fronte del Carso, nonostante l’inferiorità numerica.

Borojević nacque nel paesino di Umetić presso Kostajnica (Croazia); a quel tempo la regione faceva parte della Frontiera Militare dell’Austria Ungheria. Dopo aver concluso gli studi giovanili si trasferì a Kemenitz e poi a Graz, dove studiò in accademie militari distinguendosi per capacità e intraprendenza. Nel 1878 si distinse durante l’occupazione austriaca della Bosnia ed Erzegovina  venendo per questo  promosso al grado di Oberleutnant nel 1880. Da questo momento, e fino allo scoppio della Grande Guerra, Boroevic salì tutti i gradi della carriera militare giungendo a comandare il Carsko Hrvatsko domobranstvo (Corpo Imperiale Croato di Difesa).
Nel giugno del  1898 gli venne affidato l’incarico di Capo di Gabinetto del Settima Armata che mantenne fino al febbraio 1904 mentre l’anno prima venne sollevato dal suo posto presso l’Hrvatsko domobranstvo. Nel 1905 gli venne assegnato per merito il titolo baronale di von Bojna.
Nell’aprile del 1912 divenne il comandante della Sesta Armata. Quando ebbe inizio la Prima guerra mondiale, a causa dell’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo (28 giugno 1914), Boroevic guidava la Sesta Armata sul fronte galiziano, contro i russi.
Nei primi giorni di settembre del 1914 divenne comandante della Terza Armata e ad ottobre liberò Forte Przemysl. Le sue truppe vennero fatte retrocedere, come tattica  per rafforzare le postazioni attorno a Limanova, sul passo montano di Dukla, in modo da impedire all’esercito russo qualsiasi possibilità di sfondare sul Danubio. La controffensiva russa, tra febbraio e marzo del 1915, cercò di costringere  la Terza Armata a retrocedere verso l’Ungheria; questa tuttavia resistette il tempo necessario da permettere il sopraggiungere dei  rinforzi dalla Germania e proteggere  la già minacciata Budapest e la testa di ponte a Pressburg (l’odierna Bratislava).
Borojević tuttavia non rimase sul fronte orientale a lungo, il tempo necessario per vedere Przemyśl liberata in quanto, all’entrata in guerra dell’Italia, venne destinato al fronte italiano, ove rimase sino alla fine del conflitto. Qui gli venne affidato il comando della Quinta Armata, composta in prevalenza da soldati sloveni, croati, dalmati e ungheresi della Honved.
Borojević diresse tutte le operazioni della Quinta Armata, successivamente denominata Armata dell’Isonzo, sul fronte Giulia, sino alla giornata di Caporetto, che lo vide accusato da altri comandanti per una condotta ritenuta non sufficientemente decisa.
Il 1º febbraio del 1918 venne nominato feldmaresciallo e premiato con numerose medaglie incluso l’Ordine Militare di Maria Teresa. Egli era sempre in prima linea tra i suoi soldati  al fronte, contrariamente a ciò che affermava l’opinione pubblica e  la propaganda di regime nazionalista.
La sua strategia, incentrata prevalentemente sulla buona difesa delle linee, gli permise di fermare l’avanzata italiana sul monte Hermada, impedendogli anche di raggiungere Trieste, la fedelissima dell’Impero. Nel 1917 subentrò al comando il generale Otto von Below che con un pesante bombardamento seguito da attacchi tattici  riuscì  a sfondare il fronte Italiano a Caporetto costringendo le truppe italiane a ritirarsi fino al fiume Piave.
Nell’offensiva del Piave del 15 giugno 1918 (la cosiddetta battaglia del Solstizio), l’esercito austriaco avrebbe dovuto dare il colpo di grazia alle sbandate truppe italiane e che invece si concluse con una pesantissima sconfitta delle truppe austro-ungariche. Borojević condusse anche le manovre nella battaglia finale di Vittorio Veneto quando le sue truppe, inizilamente  travolsero l’esercito italiano che però si rinforzarono, grazie agli Alleati, e seppero reagire infliggendo una pesante sconfitta al nemico.
Costretto a ritirarsi, Borojević riuscì a compattare delle truppe sul fiume Tagliamento grazie alle quali si attestò a Velden. dove si offrì di sopprimere alcune rivolte antiasburgiche che stavano avendo luogo a Vienna. L’imperatore rifiutò quest’offerta e Borojević si dimise dai propri incarichi in dicembre, dopo la nefasta sconfitta dell’Impero Austro-Ungarico il 4 novembre 1918.
A causa di una propaganda nazionalista antiasburgica Borojević fu dimenticato. Il nuovo governo, in un paese in balia della rivoluzione, imputò al feldmaresciallo austriaco pesanti responsabilità nella disfatta. Egli cercò di ottenere il permesso di vivere a Zagabria ma le autorità del nuovo fantoccio regno, figlio dello smembrato impero Cattolico, glielo negarono. Restò quindi a vivere in Austria e morì d’apoplessia nell’ospedale di Klagenfurt il 23 maggio 1920. Il suo corpo venne portato a Vienna dove fu sepolto in una tomba pagata dall’ imperatore Carlo I d’Austria che si trovava in esilio.

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