novembre 25 2017 0Comment

Bomba a mano tipo S.I.P.E.

Bomba SIPE a sfregamento (Foto tratta da biografiadiunabomba.blogspot.it)

Le bombe a mano, assieme all’artiglieria pesante, fu un’altra arma molto utilizzata dagli eserciti della Grande Guerra durante gli assalti alle trincee nemiche. Queste armi venivano lanciate dai soldati a qualche decina di metri dalle posizioni nemiche, provocando grandi danni con la loro deflagrazione. Utilizzate in larga scala per eliminare la presenza nemica da grotte, ricoveri e gallerie, le bombe a mano potevano avere l’ innesco a tempo (con una miccia) o a percussione. Per questioni pratiche, i soldati preferirono di gran lunga le prime in quanto quelle a percussione potevano esplodere anche prima di essere lanciate, attraverso un urto accidentale durante l’assalto o una distrazione.

Nonostante fossero già state inventate da diversi anni, nel corso della Grande Guerra le bombe a mano subirono profondi miglioramenti diventando sempre più delle armi micidiali. I soldati italiani ebbero in dotazione diverse tipologie di bombe a mano anche se la più utilizzata fu la cosiddetta S.I.P.E. a sfregamento, acronimo di Società Italiana Prodotti Esplodenti, la fabbrica che appunto produsse questo tipo di arma. Adottata nel 1915, sino alla fine del conflitto, la bomba S.I.P.E. (citata anche da Emilio Lussu nel capolavoro Un anno sull’Altipiano) venne impiegata dal Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, trovando addirittura impiego nei primi anni della seconda guerra mondiale. Vediamo ora in dettaglio com’era composta quest’arma e come funzionava.

La S.I.P.E. era una bomba a mano difensiva a frammentazione. Il corpo dell’’ordigno aveva una forma ovale, realizzato in ghisa per fusione in conchiglia mentre l’involucro era frattura prestabilita. Il bocchino era lavorato e filettato; sulla filettatura era avvitato l’accenditore in ottone, a volte anche in piombo. Detto accenditore era costituito da un tappo filettato con un cannello centrale, al cui interno era inserita la miccia che, verso l’esterno terminava nella capocchia fosforosa d’innesco mentre verso l’interno era collegata ad un detonatore, annegato nella carica esplosiva (costituita da 70 gr di polvere nera o 65 gr di siperite). Per l’innesco dell’ordigno, dopo aver svitato il tappino di protezione, si sfregava la capocchia contro l’apposito accenditore o, in caso di forte umidità, si accendeva direttamente da fiamma libera. La miccia, una volta accesa, aveva una durata di 7 secondi circa, tempo che permetteva il lancio in sicurezza a circa 35-40 metri di distanza. Il raggio di azione al momento dell’’esplosione era di 35 metri circa. Della bomba a mano S.I.P.E. vennero realizzati due varianti: a “gallina“, dal quale differisce dall’originale per l’accenditore a percussione, e la “strazza speroni“, prodotta in 5.000 esemplari, il cui accenditore era a scatto e ritardo pirotecnico.

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