novembre 29 2017 0Comment

26 giugno 1917

“Alle 12.10 il Capo ritorna da S.Jean de Maurienne e trova la notizia che l’Ortigara è stata veramente perduta: sono in corso, dice l’ultimo telegramma, nostri contrattacchi per riprenderla. Il che, per uno che se ne intende, significa che, per ora, l’Ortigara è perduta.

Era prevedibile. Rileggo ciò che ho scritto 7 giorni fa. Sul Monte Bertiaga, alla notizia della presa di C. Ortigara, il generale Mambretti aveva visto giusto. Sull’Ortigara non si poteva stare: si poteva solo passare, per estendere la conquista nostra fino alla Cima ( passo ) Caldiera.

Perché dunque ci siamo stati?

Ecco qui si disegnano i due sistemi di azione tattica, l’austriaco e l’italiano. E bisogna confessare che l’austriaco è di assai più snello, più elastico del nostro. Non mi stancherò mai di ripetere questa verità: l’austriaco in tutta la sua concezione di guerra è meno rigido di noi. È curioso, sembra impossibile a noi che vantiamo sempre la genialità latina, ma è così. Ne dà prova ogni giorno: sugli altipiani, grazie alla sua organizzazione sciolta e alla specializzazione delle truppe ( comandi, soldati, terreno, luoghi, ecc.) ha resistito con 3 divisioni a 3 grossi corpi d’armata. Ora, nella riconquista di C. Ortigara ha applicato ancora una volta il sistema del “recupero”.

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Ecco, di contro alla dottrina austriaca, quella italiana. Di primo colpo, noi sappiamo benissimo che l’Ortigara, per sé stessa, non è posizione tenibile: o si va avanti o si deve tornare indietro. Le comunicazioni con l’Ortigara sono possibili solo per un istmo, dal colle dell’Agnella: ma l’Ortigara è battuta da un arco di monti, che, per un’apertura di 180° va dal Cerlina, Fravort, Panarotta in Val Sugana al Monte Chiesa sugli altipiani. È un nido di colpi.

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L’adattamento da una parte e la falsa dottrina tattica dall’altra. Ancora, per timore di punizioni, e per errato concetto, noi non vogliamo abbandonare ciò che abbiamo preso, mai, a nessun costo.

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Ora, il buon senso tattico prescriverebbe che, in tutti i casi in cui la posizione tattica non è a noi favorevole, essa debba essere lasciata per tornare a quel prossimo punto di partenza, che è veramente favorevole. Se non torniamo noi di buon grado indietro, ci fa tornare il nemico, perché la guerra è fatta di realtà, e non di desideri o di illusioni.

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Gli austriaci e i tedeschi fanno sbalzi indietro anche di parecchi chilometri, se è necessario: e i frutti si vedono.
Distruggiamo specialmente il terrore dell’ “arretramento tattico”: puniamo chi, scioccamente, si incaponisce a rimanere in una posizione infelice: diciamo che si devono tenere ad ogni costo le posizioni definitive, non quelle di passaggio: altrimenti siamo su una strada sbagliata.”

Generale Angelo Gatti: “Caporetto” Diario di guerra ( maggio – dicembre 1917 )

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