dicembre 04 2017 0Comment

1916: i gas austriaci sul San Michele

Dopo la Quinta battaglia dell’’Isonzo, sul Monte San Michele era continuata l’opera di sgretolamento delle difese austro-ungariche da parte della 3ª Armata del Regio Esercito Italiano. Ormai le due linee erano molto vicine e la superiorità degli armamenti italiani aveva creato una situazione insostenibile per la 5ª Armata austro-ungarica del generale Svetozar Borojević. Pertanto iniziarono, dalla linea nemica, i preparativi per un’offensiva con i gas venefici, nuova micidiale arma già utilizzata nel 1915 sul fronte franco-tedesco e mai sperimentata sia dagli italiani che dagli austriaci.

Questi gas venefici, in particolare il fosgene, furono lanciati nella prima mattinata del 29 giugno del 1916 dalle trincee presso il paese di San Martino del Carso. L’attacco non fu previsto ed inoltre nulla era trapelato dagli interrogatori a prigionieri e disertori. Sul San Michele era schierata la 22ª Divisione italiana, prima la Brescia ( con 2 battaglioni, il primo del 19° e il secondo del 20°) e di seguito la brigata Ferrara con 2 battaglioni nelle trincee e 2 di riserva. Le brigate Pisa e Regina tennero le restanti posizioni: in totale erano sette chilometri di fronte, da Quota 275 del San Michele a Castelnuovo.
Inizialmente i gas venefici vennero dispersi attraverso l’uso di bombole metalliche a pressione, con valvola per regolare il flusso di uscita. Le colonne austriache, dopo il lancio dei gas, riuscirono ad avanzare in maniera agevole nelle prime linee italiane, trovando soldati morti oppure intontiti dal gas; i soldati ancora validi, presi dal panico, ripiegarono verso il basso ed è solo con l’intervento del colonnello Gandolfo, comandante del 10° Reggimento, che parte di questi vennero fermati. Intanto il Maggiore Generale Emilio Sailer, con la restante brigata Regina, iniziava il contrattacco.
Nel frattempo anche dalla trincee del Monte San Michele il gas veniva lanciato contro le nostre prime linee e, immediatamente dopo, l’VIII Brigata della 20ª Divisione ungherese iniziava l’attacco.
Anche in questo settore dense nubi di gas investirono le prime e seconde linee, i ricoveri ed i camminamenti, estendendo il loro effetto sino a Peteano e Sdraussina (nome quest’ultimo adottato sino al 1923, poi chiamato Poggio Terza Armata). Quest’attacco fu particolarmente violento contro le truppe che tenevano le posizioni, appena sotto le cime del San Michele; alcuni battaglioni del 19° e 20° Reggimento vennero quasi del tutto annientati mentre i superstiti vennero travolti dalle truppe nemiche. Solo nel pomeriggio, grazie ad un improvviso cambio di direzione del vento che fece salire il gas verso gli austriaci ed alla tenace riorganizzazione italiana, il terreno perduto venne interamente conquistato.

All’alba del 29 giugno del 1916, le brigate italiane che si trovavano sul Monte San Michele, per l’azione dei gas tossici e del successivo attacco nemico, persero circa 2000 soldati mentre altri 5000 rimasero intossicati. Tra gli austro-ungarici, invece, le perdite si contarono in 250 morti e quasi 1500 intossicazioni.

marco

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